In Evidenza

SE SAPRAI STARMI VICINO-PABLO NERUDA

Se saprai starmi vicino,
e potremo essere diversi,
se il sole illuminerà entrambi
senza che le nostre ombre si sovrappongano,
se riusciremo ad essere “noi” in mezzo al mondo
e insieme al mondo, piangere, ridere, vivere.
Se ogni giorno sarà scoprire quello che siamo
e non il ricordo di come eravamo,
se sapremo darci l’un l’altro
senza sapere chi sarà il primo e chi l’ultimo
se il tuo corpo canterà con il mio perché insieme è gioia…
Allora sarà amore
e non sarà stato vano aspettarsi tanto.

se saprai starmi vicino

Iscriviti alla pagina Facebook “La vita è un filo sottile legato al nulla”.

In Evidenza

ALDA MERINI-LA POETESSA DEI NAVIGLI

“Sono nata a Milano il 21 marzo 1931, a casa mia, in via Mangone, a Porta Genova: era una zona nuova ai tempi, di mezze persone, alcune un po’ eleganti altre no. Poi la mia casa è stata distrutta dalle bombe. Noi eravamo sotto, nel rifugio, durante un coprifuoco; siamo tornati su e non c’era più niente, solo macerie. Ho aiutato mia madre a partorire mio fratello: avevo 12 anni. Un bel tradimento da parte dell’Inghilterra, perché noi eravamo tutti a tavola, chi faceva i compiti, chi mangiava, arrivano questi bombardieri, con il fiato pesante, e tutt’a un tratto, boom, la gente è impazzita. Abbiamo perso tutto. Siamo scappati sul primo carro bestiame che abbiamo trovato. Tutti ammassati. Siamo approdati a Vercelli. Ci siamo buttati nelle risaie perché le bombe non scoppiano nell’acqua, ce ne siamo stati a mollo finché non sono finiti i bombardamenti. Siamo rimasti lì soli, io, la mia mamma e il piccolino appena nato. Mio padre e mia sorella erano rimasti in giro a Milano a cercare gli altri: eravamo tutti impazziti. Ho fatto l’ostetrica per forza portando alla luce mio fratello, ce l’ho fatta: oggi ha sessant’anni e sta benissimo. La mamma invece ha avuto un’emorragia, hanno dovuto infagottarla insieme al piccolo e portarseli dietro così, con lei che urlava come una matta.
A Vercelli ci ha ospitato una zia che aveva un altro zio contadino, ci ha accampati come meglio poteva in un cascinale. Sembrava la Madonna mia madre, faceva un freddo boia, era una specie di stalla, ci siamo rimasti tre anni. Non andavo a scuola, come facevo ad andarci? Andavo invece a mondare il riso, a cercare le uova per quel bambino piccolino: badavamo a lui, era tutto fermo, c’era la guerra. Stavo in casa e aiutavo la mamma, andavo all’oratorio, ero una brava ragazza io. Io sono molto cattolica, la mia parrocchia a Milano era San Vincenzo in Prato. Mi sento cattolica e profondamente moralista, nel senso che sono una persona seria allevata da genitori serissimi, pesanti e pedanti in fatto di morale. Non lo so se credo in Dio, credo in qualcosa che… credo in un Dio crudele che mi ha creato, non è essere cattolici questo? Perché, Dio non è così? Tutti abbiamo un Dio, un idoletto, ma proprio il Dio specifico che ha creato montagne, fiumi e foreste lo si immagina solo… con la barba, vecchio, un po’ cattivo, un Dio crudele che ha creato persone deformi, senza fortuna. Credo nella crudeltà di Dio. Non penso siano idee blasfeme, la Chiesa non mi ha mai condannata. Anzi, il mio “Magnificat” è stato esaltato, perché ho presentato una Madonna semplice, come è davvero lei davanti a questo stupore dell’Annunciazione, che non accetta fino in fondo perché lei ha San Giuseppe.
Io pregavo da bambina, ero sempre in chiesa, sentivo sette, otto, dieci messe al giorno, mi piaceva, però non ci vado più dai tempi del manicomio. Ho trovato una tale falsità nella Chiesa allora, in manicomio vedevo le ragazze che venivano stuprate e dicevano di loro che erano matte. Stuprate anche dai preti, allora mi sono incazzata davvero. L’ho visto accadere ad altri, non è una mia esperienza. La Chiesa è dura con le donne, da sempre. Però oggi come sono magre e secchette le donne, prima erano belle adipose. Sono tornata a Milano quando è finita la guerra, siamo tornati a piedi da Vercelli, solo con un fagotto, poveri in canna, e ci siamo accampati in un locale praticamente rubato, o trovato vuoto, di uno straccivendolo. E ci stavamo in cinque. Abbiamo ripescato anche mia sorella che era partita con i fascisti, con i tedeschi, aveva imparato, si metteva in strada, tirava su le gonne, i tedeschi andavano in visibilio e le regalavano il pane, si sfamava così, si alzava solo la gonna, era bellissima.

In questo stanzone stavamo tutti e cinque, accampati, con delle reti, allora sono andata con il primo che mi è capitato perché non ce la facevo più. Avevo 18 anni, dove dormivo scusate? Così poi l’ho sposato, nel 1953. Era un operaio, è morto nel 1983, un lavoratore. Si chiamava Ettore Carniti, io sono zia del sindacalista Pierre Carniti e anche mio marito era sindacalista. Un bell’uomo. Ho avuto quattro figlie da lui. Andavamo a mangiare la minestra da mia madre perché lui non aveva ancora un lavoro. Poi abbiamo preso una panetteria in via Lipari, non è che proprio facevamo il pane, era solo una rivenditoria. Mi chiamavano la fornaretta. Ho avuto la mia prima bambina nel 1955, Emanuela, poi nel 1958 è nata anche Flavia. Avevo 36 anni quando è nata la mia ultima figlia, Simona, e prima ancora era arrivata Barbara.”

Alda: “La maternità è una sofferenza, una gioia molto sofferta. Da un amante ci si può staccare, ma da un figlio non riesci”.

LA TERRA SANTA

 

Alda Merini con Vanni ScheiwillerEnrico Baj e Alain Elkann.

Nel 1979 riprende a scrivere, dando il via ai suoi testi più intensi sulla drammatica e sconvolgente esperienza dell’ospedale psichiatrico, testi contenuti in quello che può essere inteso, come scrive Maria Corti[14] “il suo capolavoro”: La Terra Santa con la quale vincerà nel 1993 il Premio Librex Montale[7]. Ma le pene della scrittrice continuano: il 7 luglio 1983 muore il marito; rimasta sola e ignorata dal mondo letterario, cerca inutilmente di diffondere i propri versi. Racconta Maria Corti[15] che lei stessa si era recata presso i maggiori editori italiani senza alcun successo fintanto che, nel 1982, dopo aver raccontato a Paolo Mauri[16] la sua amarezza, quest’ultimo le offrì uno spazio sulla sua rivista per trenta poesie da pubblicare sul nº 4, inverno 1982 – primavera 1983, che, insieme a lei, aveva scelto da un dattiloscritto di un centinaio di testi; in seguito, insieme all’editore Vanni Scheiwiller, avrebbero aggiunto altre dieci liriche, e nel 1984 veniva dato alla stampa La Terra Santa.

 

Alda Merini con il trio comico Aldo, Giovanni e Giacomo

In quel periodo affitta una camera della propria abitazione ad un pittore di nome Charles, iniziando a comunicare telefonicamente con l’anziano poeta Michele Pierri, che, in quel difficile periodo di ritorno nel mondo letterario, aveva dimostrato di apprezzare le sue poesie. Nell’ottobre del 1984 sposa Michele e vanno a vivere a Taranto. È curata e protetta dal marito, che prima di andare in pensione era un medico, ex primario di Cardiologia all’ospedale SS. Annunziata. In questo periodo, scrive venti poesie-ritratti de, La gazza ladra, probabilmente risalenti al 1985, inedite fino al volume Vuoto d’amore, oltre alcuni testi per Pierri. Sempre a Taranto porta a termine L’altra verità. Diario di una diversa.

L’ALTRA VERITA’. DIARIO DI UNA DIVERSA

«Non avrei potuto scrivere in quel momento nulla che riguardasse i fiori perché io stessa ero diventata un fiore, io stessa avevo un gambo e una linfa»

(Alda Merini, da L’altra verità. Diario di una diversa)

Nel luglio del 1986 fa ricorso alle cure del reparto di neurologia dell’Ospedale di Taranto, i cui medici la conoscono poiché il marito l’aveva fatta visitare in precedenza ottenendone un quadro ben soddisfacente. Avendo fatto ritorno a Milano in preda ad una forte crisi per la malattia terminale del marito, inizia una terapia con la dottoressa Marcella Rizzo, alla quale dedica più di una poesia. Nello stesso anno riprende a scrivere e ad incontrare i vecchi amici, tra cui Vanni Scheiwiller, che le pubblica L’altra verità. Diario di una diversa“, il suo primo libro in prosa che, come scrive Giorgio Manganelli nella prefazione al testo, “... non è un documento, né una testimonianza sui dieci anni trascorsi dalla scrittrice in manicomio. È una ricognizione, per epifanie, deliri, nenie, canzoni, disvelamenti e apparizioni, di uno spazio – non un luogo – in cui, venendo meno ogni consuetudine e accortezza quotidiana, irrompe il naturale inferno e il naturale numinoso dell’essere umano[17] al quale seguiranno Fogli bianchi nel 1987, La volpe e il sipario (1997) e Testamento (1988). Nel 1987 è finalista nel premio letterario Premio Bergamo.[18]

CAFFE’ SUI NAVIGLI

 

 

Alda Merini mentre si reca al Caffè Chimera di Milano.

Sono questi anni fecondi dal punto di vista letterario e di conquista di una certa serenità. Nell’inverno del 1989 la poetessa frequenta il caffè-libreria Chimera, situato poco lontano dalla sua abitazione sui Navigli, e offre agli amici del caffè i suoi dattiloscritti. Sarà in questo periodo che nasceranno libri come Delirio amoroso (1989) e Il tormento delle figure (1990). Negli anni seguenti diverse pubblicazioni consolidano il ritorno sulla scena letteraria. Nel 1991 escono Le parole di Alda Merini e Vuoto d’amore a cui fa seguito nel 1992 Ipotenusa d’amore; nel 1993 viene dato alle stampe La palude di Manganelli o il monarca del re, il volumetto Aforismi, con fotografie di Giuliano Grittini e Titano amori intorno . È questo l’anno in cui le viene assegnato il Premio Librex Montale per la Poesia, premio che la consacra tra i grandi letterati contemporanei e la accosta a scrittori come Giorgio CaproniAttilio BertolucciMario LuziAndrea ZanzottoFranco Fortini.

REATO DI VITA. AUTOBIOGRAFIA E POESIA

Nel 1994 vede la luce il volume Sogno e Poesia, da L’incisione di Corbetta, con venti incisioni di altrettanti artisti contemporanei. Nel 1995 viene pubblicato da Bompiani il volume, La pazza della porta accanto e da Einaudi Ballate non pagate (Premio Viareggio[19]). Il musicista pugliese Vincenzo Mastropirro musica alcune liriche tratte da “Ballate non pagate” (Einaudi editore)[20]. Sempre nel 1994 esce nelle Edizioni Melusine Reato di vita, autobiografia e poesia.

Nel luglio 1995 viene accettata la sua richiesta di poter usufruire del fondo destinato agli artisti che vivono in precarie condizioni economiche previsto dalla Legge Bacchelli, dati i debiti accumulati dall’autrice. Per cinque anni le era stato rifiutato a causa delle due pensioni che già riceveva.[21][22]

Nel 1996, esce il volume La vita facile; nel 1997, le viene assegnato il Premio Procida-Isola di Arturo-Elsa Morante, per L’altra verità. Diario di una diversa.[23]

 

Alda Merini con l’artista Giovanni Bonaldi

Risale al 1996 anche la pubblicazione di un libretto edito da La Vita Felice intitolato Un’anima indocile, composto da poesie vecchie e nuove, da un diario-confessione, da brevi racconti e da un’intervista fatta all’autrice. Nello stesso anno conosce l’artista bergamasco Giovanni Bonaldi col quale stringe una forte e sincera amicizia e una stretta collaborazione per la pubblicazione di diversi libri d’artista. Nel 1997 viene pubblicata dall’editore Girardi la raccolta di poesie, La volpe e il sipario, con illustrazioni di Gianni Casari, dove è più che mai evidente la tecnica della poesia spontanea in forma orale e che altri trascrivono.

Fenomeno, questo, che «pur essendo tipicamente contemporaneo, di una scelta dell’oralità a svantaggio della scrittura, è per ora unico dentro all’universo della poesia contemporanea...»[24]. Si assiste pertanto, nell’autrice, al fenomeno di un’oralità che conduce sempre più verso testi assai brevi e, infine, all’aforisma. Nel novembre dello stesso anno viene pubblicato, con le edizioni dell’Ariete, il libro, Curva di fuga[25] e presentato da lei presso il Castello Sforzesco di Soncino, in occasione del conferimento della cittadinanza onoraria alla poetessa milanese. Sempre nel 1997 Bonaldi illustra con cinque disegni una raccolta di poesie ed epigrammi dal titolo, Salmi della gelosia, stampata dalle edizioni dell’Ariete.

Un altro libro d’artista con copertina in metallo, accompagna, nel giugno del 1997, i lavori di Giovanni Bonaldi, esposti alla Galleria ArsMedia di Bergamo, in occasione della prima mostra personale dal titolo, Certificazioni d’esistenza, presentata da Riccardo Barletta, dalla stessa poetessa e Lucio Del Pezzo. Dal 1997 al 1999 è ospite per tre edizioni consecutive al Premio Città di Recanati in occasione del quale legge alcuni versi di Giacomo Leopardi da L’infinito[26]. Nel 1999 le edizioni Pulcinoelefante pubblicano 21 febbraio[27] contenente una sua poesia e un’incisione di Bonaldi con intervento tattile.

AFORISMI E MAGIE

Sono questi gli anni in cui la sua produzione aforistica diventa molto ricca, come testimonia nel 1997 “Il Catalogo Generale delle Edizioni Pulcinoelefante“, edito da Scheiwiller. I suoi minitesti risultano essere più di cinquecento. Nel 1999 in Aforismi e magie, pubblicato da Rizzoli, viene raccolto per la prima volta il meglio di quel genere. Il volume viene illustrato dai disegni di Alberto Casiraghi, suo amico, poeta ed editore che ha sollecitato, raccolto e accompagnato con i suoi piccoli libri “Pulcinoelefante”, questa nuova vocazione. È questo il periodo in cui viene insignita del titolo di vincitrice honoris causa del Concorso Nazionale Garzanti. La collaborazione con i piccoli editori – che comprendono, oltre Pulcinoelefante, lo Zanetto, La Vita Felice, il Melangolo e altri – ha portato ad altri “minitesti” come, tra gli ultimi pubblicati, Lettera ai figli, edito da Michelangelo Camelliti per l’edizione Lietocollelibri e illustrato da otto disegni onirici e surreali di Alberto Casiraghi. Da ricordare il volume edito da l’IncisioneAlda Merini, che contiene poesie inedite della poetessa e disegni dell’artista Aligi Sassu, opere stampate su torchio in litografia e serigrafia.

LA SUA VITA, PIU’ BELLA DELLA POESIA

Nel 2000 esce nell’edizione EinaudiSuperba è la notte, un volume risultato di un lavoro minuzioso compiuto su numerose poesie inviate all’editore Einaudi e ad Ambrogio Borsani. I versi che compongono la raccolta sono stati scritti dal 1996 al 1999. Non essendo stato possibile dare al materiale un ordine cronologico i curatori si sono basati sull’omogeneità tematica e stilistica complessiva dell’opera. Per l’editore Gabriele Mazzotta, insieme con Alberto Fiz, cura il catalogo della mostra di Giovanni Bonaldi dal titolo Il peso non dorme. Sempre in questo anno le edizioni Il dodecaedro di Leonardo di Milano pubblicano una sua poesia inedita con un’incisione di Bonaldi dal titolo Splenduisti et vocasti. Tra il 2001 e il 2002 viene pubblicato in quaranta esemplari, dalle edizioni Lo Sciamano, un ulteriore libro d’artista dal titolo Amore di carta che raccoglie cinque incisioni di Giovanni Bonaldi e nove poesie inedite della poetessa. Nel 2001 posa seminuda (fotografia di Giuliano Grittini) per la copertina dell’album Canto di Spine – versi italiani del ‘900 in forma canzone degli Altera, nel quale sono messe in musica composizioni sue (“Il canto”, da “Ballate non pagate”) e di altri grandi poeti del Novecento[28].

Nel 2002 viene stampato dall’editore Salani un volumetto dal titolo Folle, folle, folle d’amore per te, con un pensiero di Roberto Vecchioni[29][30] e nel 2003 la Einaudi Stile Libero pubblica un cofanetto con videocassetta e testo dal titolo Più bella della poesia è stata la mia vita.

Nel 2007 l’autrice, con Alda e Io, Favole, scritto a quattro mani con il favolista Sabatino Scia, vince il Premio Elsa Morante Ragazzi. Il 17 ottobre 2007 ottiene la laurea honoris causa in “Teorie della comunicazione e dei linguaggi” presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università degli Studi di Messina, tenendo una lectio magistralis[31] sui meandri tortuosi del suo vissuto.

 

 

 

UNA DONNA SUL PALCOSCENICO

Nel 2009 esce il documentario, Alda Merini, una donna sul palcoscenico, del regista Cosimo Damiano Damato, presentato alle Giornate degli Autori della 66ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia. Il film, prodotto da Angelo Tumminelli per la Star Dust International srl di Roma, vede la partecipazione di Mariangela Melato e le fotografie di Giuliano Grittini. Dall’incontro del regista con la poetessa nasce una grande amicizia e tante poesie inedite inserite nel documentario.

LA FASE MISTICA

Molto importante è il carattere mistico della sua più recente poetica, che è connessa alla prima vena creativa con cui esordì e che aveva in sé una forte componente di misticismo. Ambrogio Borsani, nel volume, Il suono dell’ombra, edito da Mondadori e che rappresenta la raccolta più completa della sua opera, cita una lettera indirizzata alla giovanissima Alda da una suora in cui quest’ultima risponde a una richiesta della poetessa di poter entrare in convento e prendere i voti. È dall’incontro e dall’amicizia con Arnoldo Mosca Mondadori che questa «vena» viene di nuovo stimolata, e nascono una serie di libri editi da Frassinelli che hanno come filo conduttore la mistica della poetessa. Mosca Mondadori le proponeva una serie di temi di carattere spirituale, ne raccoglie e cura i versi: il primo libro pubblicato è L’anima innamorata (2000), cui seguono testi sempre di carattere religioso, tre dei quali (Corpo d’amorePoema della croceFrancesco, canto di una creatura), introdotti da Monsignor Gianfranco Ravasi.

Nel 2002 viene pubblicato Magnificat, un incontro con Maria, corredato da disegni di Ugo Nespolo e rappresentato nel 2006 con Valentina Cortese al Teatro Lauri Rossi di Macerata per lo Sferisterio Opera Festival, nel 2003 La carne degli Angeli, con venti opere inedite di Domenico Paladino; poi Corpo d’amore (2004) con le opere di Luca PignatelliPoema della Croce (2005), Cantico dei Vangeli (2006), Francesco, canto di una creatura (2007), Mistica d’amore (2008), Padre mio (2009). Di questo lavoro avvenuto tra il 1997 e il 2009 sono viva testimonianza le registrazioni, raccolte nel libro e nel documentario Eternamente vivo (Frassinelli editore, regia di Daniele Pignatelli, a cura di Arnoldo Mosca Mondadori), grazie a cui è possibile ascoltare la sua voce dal vivo mentre crea i propri versi.

CLINICA DELL’ABBANDONO

Nel 2003 e 2004 viene pubblicato da Einaudi Clinica dell’abbandono con l’introduzione di Ambrogio Borsani e con uno scritto di Vincenzo Mollica. Il libro è diviso in due sezioni: la prima, Poemi eroici, che comprende versi scritti alla fine degli anni novanta, la seconda, Clinica dell’abbandono, che raccoglie i versi degli ultimi anni. Questo volume riproduce, con alcune aggiunte, il testo del cofanetto con videocassetta Più bella della poesia è stata la mia vita. Nel febbraio del 2004 viene ricoverata all’Ospedale San Paolo di Milano per problemi di salute. Da tutta Italia vengono inviate e-mail a sostegno di un appello lanciato da un amico della scrittrice che richiede aiuto economico. Sorgono numerosi blog telematici e siti internet nei quali viene richiesto l’intervento del sindaco di Milano Gabriele Albertini. La scrittrice ritorna successivamente nella propria casa di Porta Ticinese[32].

 

Alda Merini e Milva durante la serata al Teatro Strehler di Milano del 2004.

 

Biglietti di saluto e cordoglio appesi dagli ammiratori al cancello dell’abitazione di Alda Merini dopo la sua scomparsa.

Nel marzo del 2004 esce l’album, intitolato Milva canta Merini, che contiene undici motivi cantati da Milva tratti dalle sue poesie, più una traccia cd rom. L’autore delle musiche è Giovanni Nuti. Il 21 marzo, presente la stessa poetessa, in occasione del suo settantatreesimo compleanno, viene eseguito un recital al Teatro Strehler di Milano, in occasione della presentazione del disco; il disco venne riproposto poi con successo nello stesso teatro per un ciclo di serate musicali nel maggio 2005, sempre con la presenza della poetessa sul palco. Durante l’estate 2004 molte sono state le iniziative sorte per far conoscere in maniera più diffusa la sua poesia.

Si cita ad esempio l’incontro che si è tenuto il 21 luglio al Teatro Romano dal titolo Ebrietudine, omaggio ad Alda Merini, sei cantate composte da Federico Gozzelino su sue poesie. Nel 2005 pubblica con Giovanni Nuti l’album Poema della croce opera sacra tratta dall’omonimo testo religioso (Frassinelli 2004). Il 13 ottobre 2006 l’opera viene rappresentata nel Duomo di Milano con Giovanni Nuti voce solista e Alda recitante nel ruolo di Maria. Insieme con Nuti porta in scena il Poema della croce altre 16 volte in tutta Italia. Nel 2007 esce l’album Rasoi di seta, che contiene ventuno poesie-canzoni musicate e interpretate da Nuti, tra cui nove poesie inedite e otto brani con la voce recitante della poetessa.

Alla fine del 2005 esce per Crocetti Editore Nel cerchio di un pensiero (teatro per voce sola) raccolta nata dalle sue dettature telefoniche a Marco Campedelli. Vengono riportate 53 poesie, quasi tutte inedite e curate nella edizione da Roberto FattoreLuca Bragaja, lo stesso Marco Campedelli e Massimo Natale. Per sottolineare la natura orale e orfica dei componimenti è stato scelto di non inserire segni di interpunzione tra e nei versi. Del 2005 è anche la raccolta Le briglie d’oro. Poesie per Marina 1984-2004, edita da Scheiwiller. Nel 2006 si avvicina al genere noir con La nera novella, edita da Rizzoli. Del 2008 è la pubblicazione del libro in prosa sotto forma epistolare intitolato Lettere al dottor G edito da Frassinelli, a cura di Arnoldo Mosca Mondadori.

 

Casa-Museo Alda Merini, abitazione situata in via Magolfa 32.

Muore il 1º novembre 2009, all’età di 78 anni, a causa di un tumore osseo (sarcoma) all’Ospedale San Paolo di Milano[3], quella sera sotto l’ospedale le fanno idealmente compagnia un piccolissimo gruppo di artisti milanesi, tra cui Ezio Pedroni. Dopo l’allestimento della camera ardente, aperta il 2 e il 3 del mese, i funerali di Stato sono stati celebrati nel pomeriggio del 4 novembre nel Duomo di Milano[33]. Nel 2010 esce postumo l’album Una piccola ape furibonda – Giovanni Nuti canta Alda Merini, contenente undici brani (otto poesie inedite) e una “traccia fantasma” con Alda Merini che canta con Giovanni Nuti Prima di venire. Nel marzo 2010 il Comune di Milano appone una targa sul muro dell’abitazione della poetessa sui Navigli. Nel 2013 è omaggiata da Norman Zoia (con lei a Milano nel 1990 alla sesta rassegna internazionale di poesia) a pagina 19 di passi perversi: “Nobile grazia di Venere e coraggio di Madre / dolcezza dell’umano genere / diangelo di stile”. Il 27 novembre dello stesso anno, viene organizzata una conferenza in onore della poetessa, al Museo della mente – Santa Maria della Pietà in Roma. Condotto da Niccolò Carosi e ideato da Marco Della Porta. L’iniziativa viene poi ripresa dalla Università degli Studi di Roma “La Sapienza” nel progetto “I Folli”. Oggi Alda Merini è tumulata al Cimitero Monumentale di Milano, nella Cripta del Famedio[2].

Opere

  • La presenza di Orfeo, Schwarz, Milano1953. Campionario n. 5, Collana di Poesia, diretta da Giacinto Spagnoletti.
  • Paura di Dio, All’Insegna del Pesce d’Oro, Milano, 1955.
  • Nozze romane, Schwarz, Milano, 1955. Dialoghi col Poeta, n. 13.
  • La pazza della porta accanto, Bompiani, Milano, 1995.
  • Tu sei Pietro. Anno 1961, All’Insegna del Pesce d’Oro, Milano, 1962, Lunario, fuori serie, n. 7.
  • Destinati a morire. Poesie vecchie e nuove, Lalli, Poggibonsi1980.
  • Poesie, edizione privata, Milano 1981.
  • Le rime petrose, edizione privata, 1983.
  • Le satire della Ripa, presentazione di Michele Pierri, testimonianza di Giacinto Spagnoletti, disegno di Delia Fischetti, Laboratorio Arti Visive, Taranto, 1983.
  • Le più belle poesie, edizione privata, 1983.
  • La Terra Santa, Scheiwiller, Milano, 1984.
  • La Terra Santa e altre poesie, introduzione di Giacinto Spagnoletti, Lacaita, Manduria 1984. I Testi, n. 7.
  • L’altra verità. Diario di una diversa, prefazione di Giorgio Manganelli, Libri Scheiwiller, Milano, 1986. Prosa, n. 2.
  • Fogli bianchi. 23 inediti, con una nota di Elio Bartolini, Biblioteca Bartolini, Biblioteca Cominiana, Cittadella 1987.
  • Testamento, a cura di Giovanni RaboniCrocetti Editore,Milano 1988. Aryballos, n. 13.
  • Delirio amoroso, nota di Ambrogio Borsani, il melangolo, Genova 1989. Opuscola, n. 30.
  • Le pietre, autoedizione, Milano 1989.
  • Balocchi e poesie, Tommaso Spaini, Belgioioso 1991.
  • Canzone dell’amore spento, Tommaso Spaini, Belgioioso 1991.
  • Il tormento delle figure, il melangolo, Genova 1990. Nugae, n. 6, 1989.
  • Delirio amoroso, il melangolo, Genova1990.
  • Le parole di Alda Merini, a cura di Guido Spaini e Antonella Baldi, Stampa Alternativa, Roma1991. Millelire.
  • Valzer, Tommaso Spaini, Belgioioso 1991.
  • Vuoto d’amore, a cura di Maria Corti, Einaudi, Torino 1991. Collezione di Poesia, n. 224. TorinoEinaudi, 1991.
  • 5 poesie, Biblioteca Comunale, Mariano Comense 1992.
  • Aforismi, con una nota di Angelo Gaccione, Nuove Scritture, Milano 1992.
  • Cinque poesieMariano Comense, Biblioteca Comunale, 1992.
  • Ipotenusa d’amore, con quattro disegni di Massimo O.Geranio, La Vita Felice, Milano 1992.
  • La vita facile. Aforismi, disegni di Alberto Casiraghi, Pulcinoelefante, Osnago 1992.
  • La palude di Manganelli o il monarca del re, con cinque disegni di Marco Carnà, La Vita Felice, Milano 1992.
  • La vita felice: aforismiOsnago, Pulcinoelefante, 1992.
  • La vita più facile: Aforismi, Osnago, Pulcinoelefante, 1992.
  • La presenza di Orfeo (Paura di Dio, Nozze Romane, Tu sei Pietro), Milano, Scheiwiller, 1993.
  • Le zolle d’acqua. Il mio naviglio, a cura di Luigi Maino, Montedit, Cernusco sul Naviglio (Milano), 1993.
  • Rime dantesche, Divulga, Crema, 1993.
  • Se gli angeli sono inquieti. Aforismi, con Alberto Casiraghi, Shakespeare and Company, Magreglio 1993.
  • Titano amori intorno, Milano, La Vita Felice, 1993. Labirinti, n. 1.
  • Ulisse. Poesie, con Luisa Agostino e Daniela Pazza, con quattro disegni di Marco Carnà, Divulga, Crema 1993.
  • 25 poesie autografe, La città del sole, Torino 1994.
  • Reato di vita. Autobiografia e poesia, Milano, Melusine, 1994.
  • Il fantasma e l’amore. Un monologo, tre poesie e… , La Vita Felice, Milano 1994.
  • Lettera ai figli a cura di Michelangelo Camelliti, LietoColle, Faloppio 1994. Lettera n. 2.
  • Reato di vita. Autobiografia e poesia, a cura di Luisella Veroli, Melusine, Milano 1994.
  • Ballate non pagate a cura di Laura Alunno, Einaudi, Torino 1995. Collezione di Poesia, n. 252.
  • Delirio amoroso. Un monologo di Licia Maglietta su testi di Alda Merini, Dante & Descartes, Napoli 1995.
  • Doppio bacio mortale, Lietocolle, Faloppio 1995; 2005; 2010. Aretusa.
  • La pazza della porta accanto, a cura di Guido Spaini e Chicca Gagliardo, Bompiani, Milano 1995. I grandi Tascabili, n. 375.
  • Lettera a Maurizio Costanzo, LietoColle, Faloppio 1995. Lettera n. 10.
  • Sogno e poesia, La Vita Felice, Milano 1995. Carte d’Artista.
  • La terra Santa. 1980-1987 (contiene Destinati a morire, La Terra Santa, Le Satire della Ripa, Le rime petrose, Fogli bianchi), Libri Scheiwiller, Milano 1996. Poesia, n. 60.
  • La vita facile. Sillabario, a cura di Guido Spaini e Chicca Gagliardo, Bompiani, Milano 1996. I Grandi Tascabili, n. 499.
  • Refusi, Vittorio Zanetto, Montichiari 1996. Collana Letteraria.
  • Un’anima indocile. Parole e poesie, La Vita Felice, Milano 1996; 2006. Labirinti, n. 12.
  • Aforismi, Milano, Pulcinoelefante, 1996.
  • La pazza della porta accanto, Milano, Mondadori, 1996.
  • La Terra Santa: (Destinati a morire, La Terra Santa, Le satire della Ripa, Le rime petrose, Fogli bianchi) 1980-987, Milano, Scheiwiller, 1996.
  • Un poeta rimanga sempre solo, Scheiwiller, Milano 1996.
  • Immagini a voce, Motorola, 1996[34]
  • Aforismi, a cura di Roberto Bernasconi e Cesare dell’Orto, Pulcinoelefante, Osnago 1997.
  • Il dono. Due poesie e una incisione all’acquaforte, edizioni dell’Ariete, Crema 1997.
  • Ape Regina, testi di Alda Merini e musiche di Andrea Donati, Amiata Records, ARNR 2597, Firenze 1997.
  • L’altra verità. Diario di una diversa, Milano, Rizzoli, 1997.
  • La volpe e il sipario. Poesie d’amoreLegnago, Girardi, 1997. ISBN 88-17-86471-4
  • Le più belle poesie di Alda Merini, Milano, La Vita Felice, 1997.
  • Curva di fuga, incisioni di Giovanni Bonaldi, introduzione di Roberto Sanesi, la copertina in pergamena contiene 14 quartini di cm. 44×31, edizione numerata dalle edizioni dell’Ariete, Crema 1997.
  • Orazioni piccole, Edizioni dell’Ariete, Crema 1997.
  • Ringrazio sempre chi mi dà ragione. AforismiViterbo, foto di Giuliano Grittini, Stampa Alternativa, Roma 1997.
  • Salmi della gelosia, con disegni di Giovanni Bonaldi, edizioni dell’Ariete, Crema 1997.
  • Certificazioni d’esistenza, con due incisioni di Giovanni Bonaldi, testi critici di Riccardo Barletta e Lucio Del Pezzo, edito e numerato dall’artista, copertina di metallo cm.16×22, foglio disteso cm. 22×120, Milano 1997.
  • 57 poesie, Milano, Mondadori, 1998.
  • Alda Merini & Enrico Baj. quattro poesie inedite, Giorgio Upiglio Grafica Uno, Milano 1998.
  • Eternamente vivo, L’Incisione, Corbetta 1998.
  • Favole, Orazioni, Salmi, scritti raccolti da Emiliano Scalvini, immagini di Gabriele Bellagente, La Libraria, Soncino 1998.
  • Fiore di poesia (1951-1997) (a cura di Maria Corti), Torino, Einaudi, 1998, Tascabili, n. 519. ISBN 88-06-17377-4
  • Ladri di destini, con un’incisione di Agostino Arrivabene, edizioni dell’Ariete, Crema 1998.
  • Lettere a un racconto. Prose lunghe e brevi, a cura di Bruno Pedretti, con una nota di Benedetta Centovalli, Rizzoli, Milano 1998. Piccola biblioteca La Scala.
  • Aforismi e magie, disegni di Alberto Casiraghi, Rizzoli, Milano 1999.
  • Figli e addii, F. Soldini, Novazzano 1999. Le Carte di Calliope, n. 12.
  • Il ladro Giuseppe. Racconti degli anni Sessanta, Libri Scheiwiller, Milano 1999. Prosa n. 64.
  • La poesia luogo del nulla. Poesia e parole con Chicca Gagliardo e Guido Spaini, Piero Manni, Lecce 1999. Pretesti n. 65.[35]
  • L’uovo di Saffo. Alda Merini e Enrico Baj, Proposte d’Arte Colophon, Belluno 1999.
  • L’intima morte della parola, Manni, Lecce 1999.
  • Le ceneri di Dante: con una bugia sulle ceneri, Osnago, Pulcinoelefante, 1999.
  • 21 febbraio, un’incisione con intervento tattile di Giovanni Bonaldi, foglio cm. 20×27, edizioni Pulcinoelefante, Osnago 1999.
  • Vacanze 1999, Ballabo Clift, Torino 1999.
  • L’anima innamorata, Frassinelli, Milano 2000; con disegni di Alberto Casiraghi, 2007. I Libri di Arnoldo Mosca Mondadori.
  • Sogno e poesia, L’incisione, Milano 2000.
  • Splenduisti et vocasti, con un’incisione di Bonaldi Giovanni, edizioni Il dodecaedro di Leonardo, Milano 2000.
  • Superba è la notte, a cura di Ambrogio Borsani, Einaudi, Torino. Collezione di Poesia, n. 286.
  • Due epitaffi e un testamento, Osnago, Pulcinoelefante, 2000.
  • Vanità amorose, Sottoscala, Bellinzona 2000. Narcisi, n. 1.
  • Vanni aveva mani lievi, Nino Aragno, Torino 2000.
  • Le poesie di Alda Merini, Milano, La Vita Felice, 2000.
  • Tre aforismi, Osnago, Pulcinoelefante, 2000.
  • Amore, Osnago, Pulcinoelefante, 2000.
  • Corpo d’amore. Un incontro con Gesù, prefazione di Gianfranco Ravasi, cura iconografica di Luca Pignatella, Frassinelli, Milano 2001.
  • Requiem, LietoColle, Faloppio 2001. Quaderni n. 6.
  • Amore di carta, con cinque incisioni di Giovanni Bonaldi, tiratura numerata e firmata in quaranta esemplari, edizioni Lo Sciamano, Milano 2002.
  • Folle, folle, folle d’amore per te. Poesie per giovani innamorati, a cura di Daniela Gamba, con un pensiero di Roberto Vecchioni, Salani, Milano 2002.
  • Gufo, Fabrizio Mugnaini per Luna e Gufo, Scandicci 2002.
  • Il maglio del poeta, prefazione di Giorgio Patrizi, Manni, Lecce 2002. Pretesti, n. 147.
  • Magnificat. Un incontro con Maria, Frassinelli, Milano 2002. I Libri di Arnoldo Mosca Mondadori.
  • Maledizioni d’amore, Milano, Acquaviva, 2002. ISBN 88-88722-14-9[36]
  • Il paradiso, Osnago, Pulcinoelefante, 2002.
  • Anima, Osnago, Pulcinoelefante, 2002.
  • Ora che vedi Dio, Osnago, Pulcinoelefante, 2002.
  • Un aforisma, Osnago, Pulcinoelefante, 2002.
  • La vita, Osnago, Pulcinoelefante, 2002.
  • Una poesia, Osnago, Pulcinoelefante, 2002.
  • Invettive d’amore e altri versi, Torino, Einaudi, 2002.
  • Oggi come ieri, a cura di Mariella Mischi e Roberto Crimeni, Dialogo Libri, Olgiate Comasco 2002.
  • Clinica dell’abbandono, a cura di Giovanna Rosadini, introduzione di Ambrogio Borsani e con uno scritto di Vincenzo Mollica (versione con videocassetta VHS), Einaudi, Torino 2003, Stile Libero; a cura di Giovanni Rosadini, introduzione di Ambrogio Borsani, Einaudi, Torino 2004. Collezione di poesia n. 329.
  • Des Cartes (Descartes), con uno scritto di Camillo de Piaz, immagini di William Xerra, fotografie di Giuliano Grittini e Prospero Crovedi, Vicolo del Pavone, Piacenza 2003.
  • Dopo tutto anche tu, a cura di Angelo Guarnieri, San Marco dei Giustiniani, Genova 2003. Quaderni del Tempo, n. 18.
  • La carne degli angeli, Frassinelli, Milano 2003; con venti opere inedite di Mimmo Paladino, 2007. I Libri di Arnoldo Mosca Mondadori.
  • Più bella della poesia è stata la mia vita, Torino, Einaudi, 2003.
  • Delirio Amoroso, Genova, Il Nuovo Melangolo, 2003.
  • Alla tua salute, amore mio: poesie, aforismi, Milano, Acquaviva, 2003[37]
  • Poema di Pasqua, Milano, Acquaviva, 2003.
  • Il mascalzone veronese, Milano, Acquaviva, 2003 ISBN 88-88722-13-0[38]
  • Lettere d’amore di due poetesse, con Mariella mischi, Dialogo libri, Olgiate Comasco 2003.
  • Writing-in-children, LietoColle, Faloppio 2003. Lettera.
  • Carro d’amore, Lo Sciamano, Milano 2004.
  • Le briglie d’oro. Poesie per Marina 1984-2004, a cura di Marina Bignotti, Libri Scheiwiller, Milano 2004. Poesia, n. 82.
  • Lettere ai bambini, LietoColle, Faloppio 2004. Lettera.
  • El Disaster, Milano, Acquaviva, 2004.
  • La volpe e il sipario. Poesie d’amore, Milano, Rizzoli, 2004.
  • La voce di Alda Merini. La dismisura dell’anima. Audiolibro. CD audio. Milano, Crocetti, 2004.
  • Poema della Croce, con cinque acqueforti di Sandro Chia, Prefazione di Gianfranco Ravasi, Frassinelli, Milano 2004. I Libri di Arnoldo Mosca Mondadori. Frassinelli, 2004.
  • Sono nata il 21 a primavera, Milva canta Merini, Milano, Nar international, 2004.
  • Poema della croce, Alda Merini e Giovanni Nuti, Milano, Sagapò, 2005.
  • Amleto di carta, Quaderni di Orfeo, Milano 2005.
  • Il diavolo è rosso, Il ragazzo innocuo, Milano 2005.
  • Nel cerchio di un pensiero. (Teatro per sola voce), Crocetti, Milano 2005, Aryballos, n. 39.
  • Sono nata il ventuno a primavera. Diario e nuove poesie, a cura di Pietro Manni, Manni, Lecce 2005. Pretesti, n. 225.
  • Uomini miei. Brandelli di un’autobiografia sentimentale, disegni di Alberto Casiraghi, Frassinelli, Milano 2005. I Libri di Arnoldo Mosca Mondadori, Milano, Frassinelli, 2005.
  • Il Tavor, Milano, Acquaviva, 2005 ISBN 88-7877-033-7[39]
  • La presenza di Orfeo – La Terra Santa, Milano, Scheiwiller, 2005.
  • Io dormo sola, Milano, Acquaviva, 2005 ISBN 88-7877-030-2[40]
  • Figli e poesie, Milano, Acquaviva, 2005. ISBN 88-7877-025-6[41]
  • Alda & io – Alda Merini e Sabatino Scia, (Graus Editore, 2006)
  • La famosa altra verità, Milano, Acquaviva, 2006.
  • L’altra verità diario di una diversa, Milano, Rizzoli, 2006.
  • Un segreto andare, Alberto Tallone Editore, Alpignano, 2006.
  • Lettere di Pasolini, Milano, Acquaviva, 2006.[42]
  • Cantico dei Vangeli, disegni di Elvio Marchionni, Frassinelli, Milano 2006. I Libri di Arnoldo Mosca Mondadori.
  • Il tempo di una sigaretta, Terre Sommerse, 2006 intervista di Niccolò Carosi.
  • Canto Milano, Manni, Lecce 2007. Pretesti, n. 308.[43]
  • Colpe di immagini. vita di un poeta nelle fotografie di Giuliano Crittini, Introduzione di Alba donati, Rizzoli, Milano 2007.
  • Francesco. Canto di una creatura, prefazione di Gianfranco Ravasi, Frassinelli, Milano 2007. I Libri di Arnoldo Mosca Mondadori. Frassinelli, 2007.
  • La magia delle mani, fotografie di Giuliano Grittini, La Vita Felice, Milano 2007.
  • Favoleggiamo – Alda Merini e Sabatino Scia, Ugo Mursia Editore, 2010.
  • La nera novella. (Umorismo nero), Rizzoli, Milano 2007.
  • Rasoi di seta. Giovanni Nuti canta Alda Merini, Sagapò (s.l.), 2007.
  • Antenate bestie da manicomio, Manni, Lecce 2008. ISBN 88-6266-085-5[44]
  • Mistica d’amore, Frassinelli, Milano 2008. Poesie, n. 16.
  • Lettere al dottor G, prefazione di Arnoldo Mosca Mondadori. Frassinelli, 2008.
  • Sonetti d’amore e angeliche pene, LietoColle, Faloppio 2008.
  • Canzoni «’a guapparia», Gli amici, edizione privata, Taranto 2009.
  • Padre mio, Frassinelli, 2009.
  • Come polvere o vento, introduzione di Giulio Ferroni, Manni, Lecce 2009. Pretesti, n. 384.
  • Eroticamente. Passione e riflessioni, LietoColle, Faloppio 2009.
  • Il carnevale della croce. Poesie religiose. Poesie d’amore, a cura di Ambrogio Borsani, Einaudi, Torino 2009. Collezione di Poesia, n. 381.
  • Le madri non cercano il paradiso, Albatros, Roma 2009.
  • Padre mio, Frassinelli, Milano 2009. Poesie, n. 17.
  • I poeti lavorano di notte, Trieste, FrancoPuzzoEditore, 2009, ISBN 978-88-88475-31-8Premio Internazionale Trieste Poesia 2009
  • Elettroshock. parole, poesie, racconti, aforismi, foto, Stampa Alternativa – Nuovi Equilibri, Viterbo 2010.
  • Nuove magie: aforismi inediti 2007-2009, Rizzoli, Milano 2010.
  • Una piccola ape furibonda, Giovanni Nuti canta Alda Merini, Milano, Sgapò, 2010.
  • Il suono dell’ombra. Poesie e prose 1953-2009, a cura di Ambrogio Borsani, Mondadori, Milano, 2010.
  • Il Volto, Poesia di Alda Merini, acquerelli di Ugo Giletta. Stampato in 33 copie, edizione 3748. Giugno 2000. Edizioni Pulcinoelefante, Osnago, (Milano)
  • Perché, Poesia di Alda Merini, acquerello di Ugo Giletta. Stampato in 33 copie, edizione 7247. Aprile 2008. Edizioni Pulcinoelefante, Osnago (Milano)
  • Tracce, tre poesie inedite di Alda Merini, tre acquerelli, una tempera e un disegno di Ugo Giletta. Stampato in 35 esemplari numerati da 1/35 a 35/35 e 20 in numeri romani numerati da I/XX a XX/XX più una prova d’artista. Tutti gli esemplari firmati dagli autori. Dimensioni in cm: 28×38,5×4,7. Novembre 2002. Edizioni Canopo, Prato.

.Il Sigillo della poesia – La vita e le opere, San Cesario di Lecce, Piero Manni s.r.l., 2013.L’altra faccia della luce. Favole inquiete – Alda Merini e Sabatino Scia (Europa Edizioni, 2018)

 

 

  •  
In Evidenza

TRA LE TUE BRACCIA-ALDA MERINI

C’è un posto nel mondo

dove il cuore batte forte,
dove rimani senza fiato,
per quanta emozione provi,
dove il tempo si ferma
e non hai più l’età;
quel posto è tra le tue braccia
in cui non invecchia il cuore,
mentre la mente non smette mai di sognare…
Da lì fuggir non potrò
poiché la fantasia d’incanto
risente il nostro calore e no…
non permetterò mai
ch’io possa rinunciar a chi
d’amor mi sa far volare

In Evidenza

PIER PAOLO PASOLINI

Pier Paolo Pasolini nasce il 5 marzo del 1922 a Bologna. Primogenito di Carlo Alberto Pasolini, tenente di fanteria, e di Susanna Colussi, maestra elementare. Il padre, di vecchia famiglia ravennate, di cui ha dissipato il patrimonio sposa Susanna nel dicembre del 1921 a Casarsa. Dopodiche’ gli sposi si trasferiscono a Bologna.

pier paolo pasolini

Lo stesso Pasolini dirà di se stesso: “Sono nato in una famiglia tipicamente rappresentativa della società italiana: un vero prodotto dell’incrocio… Un prodotto dell’unita’ d’Italia. Mio padre discendeva da un’antica famiglia nobile della Romagna, mia madre, al contrario, viene da una famiglia di contadini friulani che si sono a poco a poco innalzati, col tempo, alla condizione piccolo-borghese. Dalla parte di mio nonno materno erano del ramo della distilleria. La madre di mia madre era piemontese, cio’ non le impedi’ affatto di avere egualmente legami con la Sicilia e la regione di Roma“.

La sua vita

Nel 1925, a Belluno, nasce il secondogenito, Guido. Visti i numerosi spostamenti, l’unico punto di riferimento della famiglia Pasolini rimane Casarsa. Pier Paolo vive con la madre un rapporto di simbiosi, mentre si accentuano i contrasti col padre. Guido invece vive in una sorta di venerazione per lui, ammirazione che lo accompagnerà fino al giorno della sua morte.

Nel 1928 è l’esordio poetico: Pier Paolo annota su un quadernetto una serie di poesie accompagnate da disegni. Il quadernetto, a cui ne seguirono altri, andrà perduto nel periodo bellico.

Ottiene il passaggio dalle elementari al ginnasio che frequenta a Conegliano. Negli anni del liceo dà vita, insieme a Luciano Serra, Franco Farolfi, Ermes Parini e Fabio Mauri, ad un gruppo letterario per la discussione di poesie.

Conclude gli studi liceali e, a soli 17 anni si iscrive all’Università di Bologna, facoltà di lettere. Collabora a “Il Setaccio”, il periodico del GIL bolognese e in questo periodo scrive poesie in friulano e in italiano, che saranno raccolte in un primo volume, “Poesie a Casarsa”.

Partecipa inoltre alla realizzazione di un’altra rivista, “Stroligut”, con altri amici letterati friulani, con i quali crea l’ “Academiuta di lenga frulana”.

L’uso del dialetto rappresenta in qualche modo un tentativo di privare la Chiesa dell’egemonia culturale sulle masse. Pasolini tenta appunto di portare anche a sinistra un approfondimento, in senso dialettale, della cultura.

Inizia un periodo estremamente difficile

Scoppia la seconda guerra mondiale, periodo estremamente difficile per lui, come si intuisce dalle sue lettere. Viene arruolato sotto le armi a Livorno, nel 1943 ma, all’indomani dell’8 settembre disobbedisce all’ordine di consegnare le armi ai tedeschi e fugge. Dopo vari spostamenti in Italia torna a Casarsa. La famiglia Pasolini decide di recarsi a Versuta, al di là del Tagliamento, luogo meno esposto ai bombardamenti alleati e agli assedi tedeschi. Qui insegna ai ragazzi dei primi anni del ginnasio. Ma l’avvenimento che segnerà quegli anni e’ la morte del fratello Guido, aggregatosi alla divisione partigiana “Osoppo”.

Nel febbraio del 1945 Guido venne massacrato, insieme al comando della divisione osavana presso le malghe di Porzus: un centinaio di garibaldini si era avvicinata fingendosi degli sbandati, catturando in seguito quelli della Osoppo e passandoli per le armi. Guido, seppure ferito, riesce a fuggire e viene ospitato da una contadina. Viene trovato dai garibaldini, trascinato fuori e massacrato. La famiglia Pasolini saprà della morte e delle circostanze solo a conflitto terminato. La morte di Guido avrà effetti devastanti per la famiglia Pasolini, soprattutto per la madre, distrutta dal dolore. Il rapporto tra Pier Paolo e la madre diviene così ancora più stretto, anche a causa del ritorno del padre dalla prigionia in Kenia.

Studi e Politica

Nel 1945 Pasolini si laurea discutendo una tesi intitolata “Antologia della lirica pascoliniana (introduzione e commenti)” e si stabilisce definitivamente in Friuli. Qui trova lavoro come insegnante in una scuola media di Valvassone, in provincia di Udine.

In questi anni comincia la sua militanza politica. Nel 1947 si avvicina al PCI, cominciando la collaborazione al settimanale del partito “Lotta e lavoro”. Diventa segretario della sezione di San Giovanni di Casarsa, ma non viene visto di buon occhio nel partito e, soprattutto, dagli intellettuali comunisti friulani. Le ragioni del contrasto sono linguistiche. Gli intellettuali “organici” scrivono servendosi della lingua del novecento, mentre Pasolini scrive con la lingua del popolo senza fra l’altro cimentarsi per forza in soggetti politici. Agli occhi di molti tutto ciò risulta inammisibile: molti comunisti vedono in lui un sospetto disinteresse per il realismo socialista, un certo cosmopolitismo, e un’eccessiva attenzione per la cultura borghese.

Questo, di fatto, è l’unico periodo in cui Pasolini si sia impegnato attivamente nella lotta politica, anni in cui scriveva e disegnava manifesti di denuncia contro il costituito potere demoscristiano.

Accuse

Il 15 ottobre del 1949 viene segnalato ai Carabinieri di Cordovado per corruzione di minorenne avvenuta, secondo l’accusa nella frazione di Ramuscello: è l’inizio di una delicata ed umiliante trafila giudiziaria che cambierà per sempre la sua vita. Dopo questo processo molti altri ne seguirono, ma è lecito pensare che se non vi fosse stato questo primo procedimento gli altri non sarebbero seguiti.

E’ un periodo di contrapposizioni molto aspre tra la sinistra e la DC, e Pasolini, per la sua posizione di intellettuale comunista e anticlericale rappresenta un bersaglio ideale. La denuncia per i fatti di Ramuscello viene ripresa sia dalla destra che dalla sinistra: prima ancora che si svolga il processo, il 26 ottobre 1949.

Pasolini si trova proiettato nel giro di qualche giorno in un baratro apparentemente senza uscita. La risonanza a Casarsa dei fatti di Ramuscello avra’ una vasta eco. Davanti ai carabinieri cerca di giustificare quei fatti, intrinsecamente confermando le accuse, come un’esperienza eccezionale, una sorta di sbandamento intellettuale: ciò non fa che peggiorare la sua posizione: espulso dal PCI, perde il posto di insegnante, e si incrina momentaneamente il rapporto con la madre. Decide allora di fuggire da Casarsa, dal suo Friuli spesso mitizzato e insieme alla madre si trasferisce a Roma.

Percorso artistico

I primi anni romani sono dificilissimi, proiettato in una realtà del tutto nuova e inedita quale quella delle borgate romane. Sono tempi d’insicurezza, di povertà, di solitudine.

Pier Paolo Pasolini, piuttosto che chiedere aiuto ai letterati che conosce, cerca di trovarsi un lavoro da solo. Tenta la strada del cinema, ottenendo la parte di generico a Cinecittà, fa il correttore di bozze e vende i suoi libri nelle bancarelle rionali.

Finalmente, grazie al poeta il lingua abbruzzese Vittori Clemente trova lavoro come insegnante in una scuola di Ciampino.

Sono gli anni in cui, nelle sue opere letterarie, trasferisce la mitizzazione delle campagne friulane nella cornice disordinata della borgate romane, viste come centro della storia, da cui prende spunto un doloroso processo di crescita. Nasce insomma il mito del sottoproletariato romano.

Prepara le antologie sulla poesia dialettale; collabora a “Paragone”, una rivista di Anna Banti e Roberto Longhi. Proprio su “Paragone”, pubblica la prima versione del primo capitolo di “Ragazzi di vita“.

Angioletti lo chiama a far parte della sezione letteraria del giornale radio, accanto a Carlo Emilio Gadda, Leone Piccioni e Giulio Cartaneo. Sono definitivamente alle spalle i difficili primi anni romani. Nel 1954 abbandona l’insegnamento e si stabilisce a Monteverde Vecchio. Pubblica il suo primo importante volume di poesie dialettali: “La meglio gioventù”.

Nel 1955 viene pubblicato da Garzanti il romanzo “Ragazzi di vita“, che ottiene un vasto successo, sia di critica che di lettori. Il giudizio della cultura ufficiale della sinistra, e in particolare del PCI, è però in gran parte negativo. Il libro viene definito intriso di “gusto morboso, dello sporco, dell’abbietto, dello scomposto, del torbido..”

La Presidenza del Consiglio (nella persona dell’allora ministro degli interni, Tambroni) promuove un’azione giudiziaria contro Pasolini e Livio Garzanti. Il processo da’ luogo all’assoluzione “perche’ il fatto non costituisce reato”. Il libro, per un anno tolto alle librerie, viene dissequestrato. Pasolini diventa però uno dei bersagli preferiti dai giornali di cronaca nera; viene accusato di reati al limite del grottesco: favoreggiamento per rissa e furto; rapina a mano armata ai danni di un bar limitrofo a un distributore di benzina a S. Felice Circeo.

Passione per il cinema

La passione per il cinema lo tiene comunque molto impegnato. Nel 1957, insieme a Sergio Citti, collabora al film di Fellini, “Le notti di Cabiria”, stendendone i dialoghi nella parlata romana, poi firme sceneggiature insieme a Bolognini, Rosi, Vancini e Lizzani, col quale esordisce come attore nel film “Il gobbo” del 1960.

In quegli anni collabora anche alla rivista “Officina” accanto a Leonetti, Roversi, Fortini, Romano’, Scalia. Nel 1957 pubblica i poemetti “Le ceneri di Gramsci” per Garzanti e, l’anno successivo, per Longanesi, “L’usignolo della Chiesa cattolica”. Nel 1960 Garzanti pubblica i saggi “Passione e ideologia”, e nel 1961 un altro volume in versi “La religione del mio tempo”.

Realizza il suo primo film da regista e soggettista, nel 1961 “Accattone“. Il film viene vietato ai minori di anni diciotto e suscita non poche polemiche alla XXII mostra del cinema di Venezia. Dirige “Mamma Roma” nel 1962. Nel 1963 l’episodio “La ricotta” (inserito nel film a più mani “RoGoPaG”), viene sequestrato e Pasolini e’ imputato per reato di vilipendio alla religione dello Stato. Nel ’64 dirige “Il vangelo secondo Matteo”; nel ’65 “Uccellacci e Uccellini”; nel ’67 “Edipo re”; nel ’68 “Teorema”; nel ’69 “Porcile“; nel ’70 “Medea”; tra il ’70 e il ’74 la triologia della vita, o del sesso, ovvero “Il Decameron”, “I racconti di Canterbury” e “Il fiore delle mille e una notte”; per concludere col suo ultimo “Salo’ o le 120 giornate di Sodoma” nel 1975.

Il cinema lo porta a intraprendere numerosi viaggi all’estero: nel 1961 e’, con Elsa Morante e Moravia, in India; nel 1962 in Sudan e Kenia; nel 1963 in Ghana, Nigeria, Guinea, Israele e Giordania (da cui trarrà un documentario dal titolo “Sopralluoghi in Palestina”).

In occasione della presentazione di “Accattone” e “Mamma Roma” nel 1966, al festival di New York, compie il suo primo viaggio negli Stati Uniti; rimane molto colpito, soprattutto da New York. Nel 1968 e’ di nuovo in India per girare un documentario. Nel 1970 torna in Africa: in Uganda e Tanzania, da cui trarrà il documentario “Appunti per un’Orestiade africana”.

La critica

Nel 1972, presso Garzanti, pubblica i suoi interventi critici, soprattutto di critica cinematografica, nel volume “Empirismo eretico”.

Essendo ormai i pieni anni settanta, non bisogna dimenticare il clima che si respirava in quegli anni, ossia quello della contestazione studentesca. Pier Paolo Pasolini assume anche in questo caso una posizione originale rispetto al resto della cultura di sinistra. Pur accettando e appoggiando le motivazioni ideologiche degli studenti, ritiene in fondo che questi siano antropologicamente dei borghesi destinati, in quanto tali, a fallire nelle loro aspirazioni rivoluzionarie.

Altre collaborazioni

Tornando ai fatti riguardanti la produzione artistica, nel 1968 ritira dalla competizione del Premio Strega il suo romanzo “Teorema” e accetta di partecipare alla XXIX mostra del cinema di Venezia solo dopo che, come gli viene garantito, non ci saranno votazioni e premiazioni. Pasolini è tra i maggiori sostenitori dell’Associazione Autori Cinematografici che si batte per ottenere l’autogestione della mostra. Il 4 settembre il film “Teorema” viene proiettato per la critica in un clima arroventato. L’autore interviene alla proiezione del film per ribadire che il film è presente alla Mostra solo per volontà del produttore ma, in quanto autore, prega i critici di abbandonare la sala, richiesta che non viene minimamente rispettata. La conseguenza è che Pasolini si rifiuta di partecipare alla tradizionale conferenza stampa, invitando i giornalisti nel giardino di un albergo per parlare non del film, ma della situazione della Biennale.

Nel 1972 decide di collaborare con i giovani di Lotta Continua, ed insieme ad alcuni di loro, tra cui Bonfanti e Fofi, firma il documentario 12 dicembre. Nel 1973 comincia la sua collaborazione al “Corriere della sera“, con interventi critici sui problemi del paese. Presso Garzanti, pubblica la raccolta di interventi critici “Scritti corsari”, e ripropone le poesia friulana in una forma del tutto peculiare sotto il titolo di “La nuova gioventu'”.

La sua scomparsa

La mattina del 2 novembre 1975, sul litorale romane ad Ostia, in un campo incolto in via dell’idroscalo, una donna, Maria Teresa Lollobrigida, scopre il cadavere di un uomo. Sarà Ninetto Davoli a riconoscere il corpo di Pier Paolo Pasolini. Nella notte i carabinieri fermano un giovane, Giuseppe Pelosi, detto “Pino la rana” alla guida di una Giulietta 2000 che risulterà di proprietà proprio di Pier Paolo Pasolini. Il ragazzo, interrogato dai carabinieri, e di fronte all’evidenza dei fatti, confessa l’omicidio. Racconta di aver incontrato lo scrittore presso la Stazione Termini, e dopo una cena in un ristorante, di aver raggiunto il luogo del ritrovamento del cadavere; lì, secondo la versione di Pelosi, il poeta avrebbe tentato un approccio sessuale, e vistosi respinto, avrebbe reagito violentemente: da qui, la reazione del ragazzo.

Processo

Il processo che ne segue porta alla luce retroscena inquietanti. Si paventa da diverse parti il concorso di altri nell’omicidio ma purtroppo non vi sarà arriverà mai ad accertare con chiarezza la dinamica dell’omicidio. Piero Pelosi viene condannato, unico colpevole, per la morte di Pier Paolo Pasolini.

Il corpo di Pier Paolo Pasolini è sepolto a Casarsa.

Leggi anche: Alda Merini – La poetessa dei navigli

Segui La vita è un filo sottile legato al nulla su Facebook.

In Evidenza

GIUSEPPE PARINI

Nato a Bosisio in provincia di Como nel 1729 da un modesto commerciante di seta, Giuseppe Parini fu avviato sin dall’infanzia alla vita ecclesiastica; poté continuare gli studi presso il collegio dei Barnabiti a Milano grazie alla generosità di una parente.

Durante l’adolescenza si distinse sempre per una certa insofferenza dei metodi e delle regole scolastiche, dedicandosi invece con passione alla lettura dei classici latini e greci.

Nel 1752 esordì con la raccolta Alcune poesie di Ripano Eupilino, in cui lo pseudonimo del titolo giocava sull’anagramma del suo cognome e sul nome latino (Eupili) del lago di Pusiano, sulle cui rive sorge Bosisio. La raccolta ebbe un discreto successo e gli valse nel 1753 l’ingresso nell’Accademia dei Trasformati di Milano.

Ordinato sacerdote nel 1754, si impiegò per alcuni anni come precettore presso le famiglie nobili milanesi dei Serbelloni e degli Imbonati. In questi anni, grazie alla frequentazione dei letterati Trasformati e dell’aristocrazia milanese, Parini ampliò e approfondì i suoi interessi, intervenendo anche nelle polemiche letterarie del tempo.

Nel 1761 lesse ai Trasformati il Discorso sopra la poesia, dichiarazione di poetica già matura, in cui i principi dell’estetica sensistica si combinano con la tradizione classicista: la poesia dovrebbe spingere alla virtù e al bene attraverso una forma sapientemente controllata e studiata.

Il periodo tra il 1757 e il 1795 è segnato dalla produzione delle 19 Odi, in cui le forme arcadiche di moda all’epoca (Parini entrò poi in Arcadia nel 1777 col nome di Darisbo Elidonio) sono superate per dare luogo ad una poesia di alto contenuto civile e morale: La vita rustica (1757), La salubrità dell’aria (1759), L’innesto del vaiuolo (1765), Il bisogno (1765) sono alcune delle più note.

Opera importante di Parini è Il Giorno, poema satirico in endecasillabi sciolti diviso in quattro parti: Mattino, Mezzogiorno, Vespro e Sera. Le prime due furono pubblicate nel 1763 e nel 1765 mentre la terza e la quarta parte, rimasta incompiuta, furono pubblicate postume nel 1801.

Nell’opera, la giornata di un “giovin signore” è tratteggiata attraverso una serie di quadri satirici, che descrivono impietosamente le mollezze e la vacuità del mondo aristocratico.

La critica del mondo ozioso dei nobili è in Parini non tanto politica quanto morale: l’autore auspica infatti che i nobili tornino a meritare il ruolo di guida loro assegnato, riacquistando uno spessore morale adeguato. I temi di eguaglianza sociale e la valutazione positiva delle qualità ancora integre del popolo, sono quindi da considerarsi sempre all’interno di una cornice ideologica moderata.

Il successo della pubblicazione della prima parte dell’opera aiutò Parini a migliorare le precarie condizioni economiche: nel 1768 ebbe l’incarico di poeta ufficiale del Regio Ducale Teatro (è suo il libretto dell’Ascanio in Alba, musicato poi da Mozart); nel 1769 diresse per breve tempo la Gazzetta di Milano e fu poi nominato professore di lettere nelle Scuole Palatine diventando sovrintendente del Ginnasio nel 1791.

Nel maggio 1796 le truppe giacobine guidate da Napoleone Bonaparte irruppero in Milano insediandosi nel municipio; Parini fu onorato come precursore delle idee rivoluzionarie e fu invitato insieme a Pietro Verri a presiedere un comitato preposto, tra le altre cose, alle scuole e ai teatri. Le sue posizioni, molto più moderate che rivoluzionarie, furono causa dell’esclusione dalla municipalità dopo soli due mesi.

Nel 1799 gli Austriaci riconquistarono la Lombardia; Parini conservò la cattedra di professore ma non poté evitare le persecuzioni dei reazionari.

Morì a Milano nel 1799; per volontà testamentaria fu seppellito nel cimitero di Porta Comasina, in una tomba non distinta.

In Evidenza

JORGE LUIS BORGES

Borges ‹bòres›, Jorge Luis. – Scrittore e poeta argentino (Buenos Aires 1899 – Ginevra 1986). Compiuti i primi studî in patria, visse (1914-18) a Ginevra e (1919-21) in Spagna, dove promosse insieme ad altri giovani poeti e scrittori il movimento d’avanguardia dell’ultraísmo. Tornato in Argentina nel 1921, fondò le riviste letterarie Prisma e Proa e, poi conducendo una esistenza estremamente appartata (nonostante la notorietà presto raggiunta in patria), svolse un’intensa attività critica ed erudita, che si riflette nella progressiva elaborazione del suo stile letterario così originale e ricco di riferimenti culturali. Nel 1938 a causa di un incidente fu affetto da una grave malattia agli occhi, che doveva in breve condurlo a una quasi completa cecità. Destituito nel 1946 dal suo ufficio di assistente bibliotecario (da lui ricoperto dal 1937) per aver firmato un manifesto critico contro Perón, alla caduta di questo nel 1955 fu nominato conservatore della Biblioteca centrale di Buenos Aires, incarico da cui si dimise, dopo il ritorno di Perón, nel 1974. A partire dal riconoscimento del premio Formentor (1961) conseguì una sempre più vasta notorietà internazionale. La sua ricchissima cultura letteraria e filosofica, unitamente al dominio di uno stile rigoroso e preciso e nel contempo arcanamente evocativo, caratterizzano la sua produzione nella quale affronta diversi generi letterarî: le raccolte poetiche che accompagnano l’intero svolgimento della sua attività artistica (Fervor de Buenos Aires, 1923; Luna de enfrente, 1925; Cuaderno San Martín, 1929; Poemas 1923-1958, 1958; El Hacedor, 1960; El otroel mismo, 1964; Elogio de la sombra, 1969; El oro de los tigres, 1972; La rosa profunda, 1975; La moneda de hierro/”>hierro, 1976; Historia de la noche, 1977; La cifra, 1981); i racconti, ai quali è affidata la sua più ampia notorietà (Historia universal de la infamia, 1935; Ficciones, 1944; El Aleph, 1949; El informe de Brodie, 1970; El congreso, 1971); un’originale produzione saggistico-narrativa (Inquisiciones, 1925; Discusión, 1932; Historia de la eternitad, 1936; Nueva refutación del tiempo, 1947; Otras inquisiciones, 1952); le opere scritte in collaborazione, nelle quali il gioco letterario si esplica nella costruzione di accurati intrecci polizieschi e fantastici (con A. Bioy CasaresSeis problemas para Don Isidro Parodi, 1942; Un modelo para la muerte, 1946; Crónicas de Bustos Domecq, 1967; con M. GuerreroManual de zoología fantástica, 1957; El libro de arena, 1977). Pure in tale varietà di interessi, l’opera di B. si presenta sostanzialmente unitaria, imperniata com’è nella ricerca del significato più profondo dell’esistenza, attenta a cogliere l’ambiguità e il fascino di situazioni e personaggi al di là delle apparenze. Le opere di B. sono apparse in trad. it.: Tutte le opere, 2 voll., 1984-85.

IL RIMORSO

Ho commesso il peggiore dei peccati che un uomo può commettere. Non sono stato felice. Mi travolgano e disperdano, spietati, i ghiacci dell’oblio. I miei mi avevano creato per il gioco azzardato e stupendo della vita, per la terra, per l’acqua, l’aria, il fuoco. Li ho delusi. Non si compì la loro giovane volontà. Non fui felice. Mi applicai alle caparbie simmetrie dell’arte, che congegna vacuità. Ereditai audacia. Non fui audace. Non mi abbandona. Mi sta sempre accanto l’ombra d’essere stato un disgraziato.

In Evidenza

BOCCA

I delicati versi di Mario Benedetti.

Dove inizia la bocca?
Nel bacio?
Nell’ insulto?
Nel morso?
Nel grido?
Nello sbadiglio?
Nel sorriso?
Nel fischio?
Nella minaccia?
Nel gemito?
che sia ben chiaro
dove finisce la tua bocca
lì inizia la mia

Mario Benedetti

TI LASCIO PASSEGGIARE UN PO FRA I MIEI PENSIERI


Ti lascio passeggiare un po’ tra i miei pensieri
non farti spaventare dal disordine
fa parte dell’arredamento.
Troverai qualche soldatino di guardia
fanno tanto i duri, ma in fondo vogliono solo una carezza.
Ti lasceranno entrare.
Paura e ansia non le guardare
sono due prime donne
non aspettano altro che farsi belle agli occhi delle novità
prosegui pure avanti, hanno poco da raccontarti.
Appena superata la curva della speranza
diciamo tra incoscienza e (s)ragione
lì potrai affacciarti ai miei desideri.
Vedi quelli in corsivo ?
Ecco, per loro ho scelto un vestito elegante.
Di quelli proibiti ho perso la chiave.
Ma non sono in prigione.
Già che ci sei, liberami un po’ di follia.
La notte urla e straparla
non mi lascia riposare.
La malinconia è sempre a leggere in disparte
un po’ per scelta un po’ per arte.
Sì, insomma, non cercare di fare ordine
l’ultima volta mi ci sono voluti due anni di analisi
per risistemare.
Puoi fermarti quanto vuoi, o restare a dormire
ma ricordati di baciarmi gli occhi
se deciderai di uscire.

Andrew Faber

IRENE VELLA

Era l’11 marzo del 2020, le strade erano vuote, i negozi chiusi, la gente non usciva più.
Ma la primavera non sapeva nulla.
Ed i fiori continuavano a sbocciare
Ed il sole a splendere
E tornavano le rondini
E il cielo si colorava di rosa e di blu
La mattina si impastava il pane e si infornavano i ciambelloni
Diventava buio sempre più tardi e la mattina le luci entravano presto dalle finestre socchiuse
Era l’11 marzo 2020 i ragazzi studiavano connessi a Gsuite
E nel pomeriggio immancabile l’appuntamento a tressette
Fu l’anno in cui si poteva uscire solo per fare la spesa
Dopo poco chiusero tutto
Anche gli uffici
L’esercito iniziava a presidiare le uscite e i confini
Perché non c’era più spazio per tutti negli ospedali
E la gente si ammalava
Ma la primavera non lo sapeva e le gemme continuavano ad uscire
Era l’11 marzo del 2020 tutti furono messi in quarantena obbligatoria
I nonni le famiglie e anche i giovani
Allora la paura diventò reale
E le giornate sembravano tutte uguali
Ma la primavera non lo sapeva e le rose tornarono a fiorire
Si riscoprì il piacere di mangiare tutti insieme
Di scrivere lasciando libera l’immaginazione
Di leggere volando con la fantasia
Ci fu chi imparò una nuova lingua
Chi si mise a studiare e chi riprese l’ultimo esame che mancava alla tesi
Chi capì di amare davvero separato dalla vita
Chi smise di scendere a patti con l’ignoranza
Chi chiuse l’ufficio e aprì un’osteria con solo otto coperti
Chi lasciò la fidanzata per urlare al mondo l’amore per il suo migliore amico
Ci fu chi diventò dottore per aiutare chiunque un domani ne avesse avuto bisogno
Fu l’anno in cui si capì l’importanza della salute e degli affetti veri
L’anno in cui il mondo sembrò fermarsi
E l’economia andare a picco
Ma la primavera non lo sapeva e i fiori lasciarono il posto ai frutti
E poi arrivò il giorno della liberazione
Eravamo alla tv e il primo ministro disse a reti unificate che l’emergenza era finita
E che il virus aveva perso
Che gli italiani tutti insieme avevano vinto
E allora uscimmo per strada
Con le lacrime agli occhi
Senza mascherine e guanti
Abbracciando il nostro vicino
Come fosse nostro fratello
E fu allora che arrivò l’estate
Perché la primavera non lo sapeva
Ed aveva continuato ad esserci
Nonostante tutto
Nonostante il virus
Nonostante la paura
Nonostante la morte
Perché la primavera non lo sapeva
Ed insegnò a tutti
La forza della vita.

 

In Evidenza

Fabrizio De André

Cosa avrebbe potuto fare alla fine degli anni Cinquanta un giovane nottambulo, incazzato, mediamente colto, sensibile alle vistose infamie di classe, innamorato dei topi e dei piccioni, forte bevitore, vagheggiatore di ogni miglioramento sociale, amico delle bagasce, cantore feroce di qualunque cordata politica, sposo inaffidabile, musicomane e assatanato di qualsiasi pezzo di carta stampata? Se fosse sopravvissuto e gliene si fosse data l’occasione, costui, molto probabilmente, sarebbe diventato un cantautore. Così infatti è stato ma ci voleva un esempio.

(Fabrizio De André)

Fabrizio Cristiano De André nacque a Genova Pegli, in via De Nicolay 12, il 18 febbraio 1940. Leggenda vuole che sul grammofono di casa, per alleviare le doglie della moglie, il professor Giuseppe De André mettesse il Valzer campestre di Gino Marinuzzi, da cui anni dopo Fabrizio avrebbe tratto spunto per uno dei suoi primi brani, Valzer per un amore.

A causa della guerra, che aveva indotto molta gente a sfollare, trascorse i primissimi anni della sua vita nella casa di campagna di Revignano d’Asti, in compagnia della madre (Luisa Amerio), del fratello Mauro e delle due nonne, mentre il padre fu costretto alla macchia per sfuggire ai fascisti che lo braccavano.

Quel breve periodo fu sicuramente uno dei più importanti e formativi per lui: per il tipo di vita che condusse, libero e spensierato, e per alcuni incontri determinanti, come quello col fattore Emilio Fassio, che gli trasmise l’amore per gli animali e per un ambiente che Fabrizio ricercherà per tutta la vita. L’infanzia a Revignano d’Asti e i personaggi che la popolarono – come la piccola Nina Manfieri (cui molti anni dopo dedicherà la canzone Ho visto Nina volare) o i contadini Emilio e Felicina Fassio – rimarranno fonte di rimpianto e di ispirazione fino alla sua ultimissima produzione.

Come ha raccontato la madre, “Fabrizio era felicissimo di correre per i campi, di seguire i contadini nel lavoro, di andare a caccia con loro… Finita la guerra eravamo tutti felici di ritornare in città. Lui era disperato… Aveva cinque anni. Fu una dura sofferenza per lui, abituato com’era a correre libero per i prati… Fin da piccolo non sopportava di veder la gente soffrire. Quando uscivamo insieme, ogni volta che incontravamo un mendicante mi obbligava a fermarmi e a dargli dei soldi” [In queste ultime parole emerge la spontaneità, direi quasi l’innatezza della dimensione solidaristica del futuro anarchico].

Al termine del conflitto, la famiglia ritornò a Genova stabilendosi nella nuova casa di Via Trieste 13. Nell’ottobre del 1946 Fabrizio fu iscritto alla prima elementare presso l’Istituto delle suore Marcelline, che egli – manifestando fin da allora l’insofferenza agli spazi ristretti e alla disciplina, ma anche una vena ironica che saprà spesso trasformarsi in autoironia – ribattezzò “Porcelline”. Vani essendo risultati i tentativi delle monache di indurlo a studiare, i suoi decisero di iscriverlo per l’anno successivo a una scuola statale: Fabrizio iniziò così la seconda elementare alla scuola Armando Diaz, in via Cesare Battisti 5.

Nell’agosto 1948, a Pocol, sopra Cortina, incontrò per la prima volta Paolo Villaggio, allora sedicenne. I due simpatizzarono subito, ma i sette anni di differenza non permisero allora che quella simpatia sfociasse in una vera e propria amicizia. Paolo e Fabrizio si persero così di vista per ritrovarsi solo una decina di anni dopo sulle tavole di un palcoscenico; e da quel momento divennero inseparabili.

Nell’estate del 1950, terminata la quarta elementare, Fabrizio trascorse l’ultima vacanza a Revignano. Il professore aveva infatti deciso di vendere il cascinale e di acquistare un appartamento ad Asti. Fabrizio soffrì moltissimo, perché a quel luogo erano legati i suoi più bei ricordi d’infanzia. Dentro di sé decise che, una volta diventato grande, avrebbe ricomprato il cascinale e comunque non avrebbe abbandonato quei posti che tanto amava. Quel desiderio lo avrebbe accompagnato negli anni a venire e, agli amici che aveva (e che avrebbe avuto) non mancò di confidare il desiderio di un’azienda agricola tutta per sé. Anni dopo realizzerà questo sogno, anche se al di là del suo mare, in Sardegna.

Nell’ottobre del 1951 Fabrizio iniziò le medie alla Giovanni Pascoli, nello stesso complesso scolastico che ospitava le elementari Armando Diaz. Ma, attratto com’era dal gioco e dalla vita di strada, non mostrava interesse allo studio, tanto da rimediare una bocciatura in seconda. Il padre, infuriato, decise allora di affidarlo ai rigidissimi gesuiti della Arecco, ma un deprecabile episodio con un padre “bulicio” (omosessuale) lo indusse poi a fargli terminare le medie nell’Istituto Palazzi”, di cui era proprietario.

“Dopo le medie – ha raccontato ancora la madre – si iscrisse al liceo classico Colombo, che frequentò regolarmente fino alla licenza. Nelle materie letterarie andava abbastanza bene, anche se non studiava molto, ma in quelle scientifiche faceva fatica. Comunque non faceva proprio nulla per prendersi un bel voto; gli bastava la sufficienza… La sua passione era sempre la musica. Aveva avuto in regalo una chitarra e non la lasciava mai, neppure quando andava in bagno… Incominciò a scrivere qualche canzone, a cantarla”.

Proprio durante gli anni del liceo avvenne un’esperienza determinante per De Andrè: nella primavera del 1956, infatti, suo padre portò dalla Francia due 78 giri di Georges Brassens. Dall’incontro col grande cantautore francese, Fabrizio ricavò stimoli per la lettura di autori anarchici che non abbandonerà più: Bakunin e Malatesta, Kropotkin e Stirner. Inoltre, nel mondo cantato da Brassens, egli ritrovava quei personaggi così umili e veri che vivevano nei caruggi della sua città e che troveranno spazio, comprensione e dignità nelle sue canzoni.

De André si iscrisse anche all’università, ma le sue scelte confermarono la scarsa propensione agli studi “ufficiali”: frequentò medicina, poi lettere e infine giurisprudenza, senza laurearsi. Le sue giornate trascorrevano infatti tra musica, letture (Villon e Dostoevskij, sempre Bakunin e Stirner) e, soprattutto, serate in compagnia degli amici Luigi Tenco, Gino Paoli, Paolo Villaggio e altri. Affermerà in seguito, ricordando quel tempo: “Ebbi ben presto abbastanza chiaro che il mio lavoro doveva camminare su due binari: l’ansia per una giustizia sociale che ancora non esiste, e l’illusione di poter partecipare, in qualche modo, a un cambiamento del mondo. La seconda si è sbriciolata ben presto, la prima rimane”.

Intanto, nel 1958, aveva composto Nuvole barocche e E fu la notte, brani modesti scritti in collaborazione, che anni dopo Fabrizio definirà come “due peccati di gioventù”. E infatti, già nell’estate del ’60, scrisse insieme a Clelia Petracchi quella che ha sempre considerato la sua prima vera canzone, La ballata del Miche’, che rimane, se non una delle più belle, una delle più note e, in considerazione dei soli vent’anni dell’autore, una delle più significative.

Nel luglio 1962 sposò Enrica Rignon (detta Puny) e il 29 dicembre dello stesso anno nacque il figlio Cristiano. Fabrizio aveva appena ventitue anni, una famiglia e, più che un lavoro, un hobby poco redditizio. Ma una svolta nella sua carriera si verificò nel 1965, allorché Mina interpretò una sua composizione, La canzone di Marinella, che divenne immediatamente un best seller e lo impose all’attenzione generale. “Mi arrivano seicentomila lire in un semestre (per quegli anni una somma davvero considerevole) – dichiarò Fabrizio in un’intervista. – Allora ho preso armi e bagagli, moglie, figlio e suocero e ci siamo trasferiti in Corso Italia, che era un quartiere chic di Genova. Quindi chiusa la storia con la laurea e con tutto il resto. Da quel momento, cominciai a pensare che forse le canzoni m’avrebbero reso di più e, soprattutto, divertito di più”.

Sulla spinta di questo successo, nel 1966 vide la luce l’LP d’esordio: Tutto Fabrizio De André, contenente alcuni dei migliori brani scritti fino a quel momento, tra cui La canzone di Marinella, La guerra di Piero, Il testamento, La ballata del Miché, La canzone dell’amore perduto, La città vecchia, Carlo Martello.

Al 33 giri fece seguito nel 1967 Volume I, in cui spiccano Via del Campo, Bocca di rosa e Preghiera in gennaio: le prime due dedicate, con profondo senso di solidarietà e comprensione, a due figure di prostitute; la terza composta in occasione e a ricordo della tragica morte dell’amico Luigi Tenco, suicidatosi il 27 gennaio a Sanremo.

Con questo album si aprì la stagione più prolifica della carriera di De André; a breve distanza uno dall’altro uscirono infatti: Tutti morimmo a stento (1968), Volume III (1968), La buona novella (1970), Non al denaro non all’amore né al cielo (1971), Storia di un impiegato (1973), Canzoni (1974) e Volume VIII (1975).

Nel 1975 De André, che aveva sempre rifiutato il faccia a faccia col pubblico, esordì dal vivo nel locale simbolo della Versilia, “La Bussola”. Nonostante i suoi timori (sembra che all’ultimo momento non volesse più salire sul palco), il concerto fu un vero e proprio successo.

Coi soldi guadagnati acquistò un’azienda agricola nelle vicinanze di Tempio Pausania, in Sardegna. E nel 1977, dall’unione con Dori Ghezzi (la cantante milanese alla quale si era legato dal 1974, dopo la separazione dalla prima moglie), nacque Luisa Vittoria, detta Luvi. Subito dopo uscirono gli album Rimini (album) (1978), scritto in collaborazione con Massimo Bubola, e In concerto con la PFM (1979).

La sera del 27 agosto 1979 Dori e Fabrizio furono sequestrati e rimasero prigionieri dell’Anonima per quattro mesi. La drammatica esperienza non cancellò tuttavia l’amore di Fabrizio per la sua terra d’adozione; tant’è vero che non vi è traccia di rancore nelle dichiarazioni da lui rilasciate dopo la liberazione: “I rapitori – disse – erano gentilissimi, quasi materni… Ricordo che uno di loro una sera aveva bevuto un po’ di grappa di troppo e si lasciò andare fino a dire che non godeva certo della nostra situazione”.

Il 29 ottobre 1980, all’età di sessant’anni, moriva l’amato Brassens, ucciso da un tumore. De André ebbe a dire un anno dopo, durante un’intervista concessa al quotidiano “La Stampa”: “Pur avendone avuto la possibilità, non ho mai voluto conoscerlo personalmente, per evitare che diventasse una persona e magari scoprirlo anche antipatico. Per me è stato un mito, una guida, un esempio; è grazie a lui che mi sono avvicinato all’anarchismo. Egli rappresentava il superamento dei valori piccolo-borghesi e insegnò anche ai borghesi certe forme di rispetto ai quali non erano abituati. I suoi testi si possono leggere anche senza la musica. Per me è come leggere Socrate: ti insegna come comportarsi o, al minimo, come non comportarsi”.

Dopo un periodo di riposo, il cantautore tornò all’attività con un album, Fabrizio De André (Indiano) (detto così per via del disegno di copertina), che contiene un brano, Hotel Supramonte, che è la rievocazione dei traumi e delle incertezze patiti durante il rapimento.

Nel 1984 uscì Creuza de mä (album), da molti critici considerato il suo capolavoro. Il disco, che gli valse numerosi premi e riconoscimenti e che venne presentato al pubblico nel corso di una memorabile tournée col figlio Cristiano e con Mauro Pagani (della PFM), evoca suoni, profumi, voci, odori e sapori di tutto il Mediterraneo, ma è soprattutto – come lo ha definito Luigi Viva – “un canto d’amore a Genova”.

L’anno successivo Fabrizio fu colpito da un grave lutto: all’età di 72 anni moriva infatti suo padre, uomo influente e assai noto a Genova. In un’intervista all’amico Cesare G. Romana dirà: “Il problema non è che gli volevo bene, perché questo non finisce. Il problema è che lui ne voleva a me”.
Pochi anni dopo, nell’estate del 1989, morì il fratello Mauro, colpito da aneurisma. Aveva appena 54 anni, e Fabrizio fu naturalmente scosso dalla terribile notizia: “Alla morte di mio padre, almeno, eravamo preparati: era anziano. Ma Mauro…”.

Ci furono, però, anche momenti lieti, come il matrimonio con Dori Ghezzi, celebrato nel dicembre del 1989 dopo quindici anni di convivenza; e ci fu anche il matrimonio di Cristiano.

Nel 1990, dopo sei anni di silenzio, uscì il nuovo album Le nuvole (album), sicuramente il disco più apertamente politico di tutta la produzione del cantautore, che tocca il suo apice con La domenica delle salme.

Nel 1991, a distanza di sette anni dal suo ultimo tour, Fabrizio tornò a calcare il palcoscenico con rinnovato successo, traendone l’LP dal vivo Fabrizio De André 1991 – Concerti.

Nel 1992, anno delle Colombiane, Genova festeggiò con un’esposizione e lavori per svariati miliardi i cinquecento anni della scoperta dell’America: De André venne invitato a partecipare e ad esibirsi con Bob Dylan, ma rifiutò il benché minimo coinvolgimento, ricordando anzi lo sterminio degli Indiani d’America.

Il 3 gennaio 1995, all’età di ottantatré anni, venne a mancare la madre Luisa, unica della famiglia a morire di vecchiaia.

Nel 1996 uscì Anime salve, scritto in collaborazione con Ivano Fossati, che ruota intorno al duplice tema delle minoranze isolate e della solitudine. Nello stesso anno pubblica presso Einaudi Un destino ridicolo, romanzo scritto a quattro mani con Alessandro Gennari.

Nel 1997 fu pubblicato Mi innamoravo di tutto, raccolta di vecchi brani scelti dall’autore, fra cui spiccano la versione originale di Bocca di rosa e La canzone di Marinella cantata in duetto con Mina.

Nell’estate del 1998 fu costretto a interrompere il tour seguito ad Anime salve. La tac, eseguita il 25 agosto, non lasciava speranze: tumore ai polmoni.

Appena pochi mesi dopo, alle ore 2.15 di notte dell’11 gennaio 1999, Fabrizio moriva presso l’Istituto Tumori di Milano, dov’era ricoverato, assistito sino all’ultimo momento dai suoi cari.

Una folla commossa, di oltre diecimila persone, ha seguito i suoi funerali, svoltisi il 13 gennaio nella Basilica di Carignano, a Genova. Su quel mare di umanità svettavano la bandiera del Genoa (la sua squadra del cuore) e quella anarchica (a testimonianza e ricordo del suo “credo” politico, o meglio del suo “modo d’essere”).

Riposa al cimitero di Staglieno, nella cappella di famiglia.

RICONOSCIMENTI

1968
Premio della critica discografica italiana per Volume 1.

1969
Premio la Caravella d’Oro per Tutti morimmo a stento, premiato dalla critica discografica e con la Maschera d’Argento.

1971
Premio nazionale del paroliere, Reggio Emilia.

1975
Premio dell’Amministrazione Comunale, Pietrasanta (Lu).

1984
Targa Tenco a Crêuza de mä come miglior album e come miglior album in dialetto.
Crêuza de mä è decretato da “Musica&Dischi” miglior disco di rock e leggera.

1985
Premio dell’Azienda di soggiorno e turismo “A chi ha onorato e onora la terra ligure e la sua gente”, Chiavari (Ge).

1986
Medaglia celebrativa, Palermo.

1987
Primo Premio Feac-Msp Sport & Spettacolo.

1989
Il referendum indetto fra i critici italiani da “Musica&Dischi” decreta Crêuza de mä miglior disco italiano del decennio.

1990
Premio del Comitato organizzatore della Coppa del Mondo Italia ’90.
Le nuvole è decretato da “Musica&Dischi” miglior disco di rock e leggera dell’anno.

1991
Targa Tenco a Le nuvole come miglior album e a La domenica delle salme come migliore canzone.
Premio dell’Amministrazione Comunale, Porto San Giorgio (Ap).
Premio dell’Amministrazione Comunale, Recanati (Mc).
Premio Internazionale “Ultimo Novecento”, Pisa.

1992
Premio dell’Amministrazione Comunale “A Fabrizio De André per la sua luminosa carriera”, Siracusa.

1997
Premio italiano della musica e premio della critica.
Anime salve è consacrato da “Musica!” miglior disco italiano.
Premio “Gilberto Govi”, Genova.
Targa Tenco ad Anime salve come miglior album e a Prinçesa come miglior canzone. Il premio è consegnato da Fernanda Pivano.
Premio “Lunezia”, Aulla (Ms)
Premio SIAE “L’albero della creatività”.
Premio “Ciampi” per l’album Anime salve, Livorno.
Premio “Il mandolino genovese”, Varazze (Sv).

1998
Targa dell’Amministrazione Comunale, Cittanova (Rc).
Gamajun International Award, Gemona del Friuli (Ud).
Premio “Fatti di musica 98” per il miglior live dell’anno, Regione Calabria.

1999
Premio dell’Amministrazione Comunale, Tempio Pausania (Ss).
Arancia d’oro per il Festival nazionale dell’umorismo “Cabaret amore mio”, Grottammare (Ap).
Premio “Lunezia”, Aulla (Ms).

2001
Premio del Comitato civico pro Castello “A Fabrizio De André poeta, cantautore, amico fragile, goccia di splendore”, San Lorenzo del Vallo (Cs).
Premio “Versi per musica”, Milano.

2003
Medaglia d’oro di Benemerenza Civica alla memoria (Ambrogino d’oro), Milano.

2011
Premio Speciale alla memoria a Fabrizio De André per “aver narrato la vita attraverso la musica e la poesia” – Concorso Letterario Internazionale “Il Molinello”.

In Evidenza

PATRICIA LOCKWOOD

Patricia Lockwood è una poetessa e saggista americana . Oltre al suo libro di memorie Priestdaddy , che è stato nominato uno dei 10 migliori libri del 2017 dal New York Times , ha pubblicato due raccolte di poesie ed è noto per la sua poesia transgenerale, tra cui la sua serie di “sexts” di Twitter e il poema in prosa “Rape Joke”.
Patricia Lockwood
Una donna caucasica con i capelli corti che parlava a un podio
Patricia Lockwood nel 2014
Nato
Fort Wayne, Indiana, Stati Uniti
Occupazione
Poeta
linguaggio
Inglese
Nazionalità
americano
Opere notevoli
Priestdaddy , Patria della Patria della Patria , “Scherzo di stupro”
Sito web
www.twitter.com/TriciaLockwood
Contenuto

Primi anni di vita

Lockwood è nato a Fort Wayne, nell’Indiana . [1] Ha quattro fratelli. [2] Suo padre Greg Lockwood trovò la religione mentre prestava servizio come marinaio su un sottomarino nucleare durante la guerra fredda . La sua conversione lo condusse prima alla chiesa luterana , poi al suo ministero e infine al cattolicesimo romano. [3] Nel 1984, chiese all’ordinazione di prete cattolico sposato di allora l’ arcivescovo di St. Louis John May in base a una speciale disposizione pastorale emessa da papa Giovanni Paolo II nel 1980. Lockwood ebbe quindi l’esperienza unica di crescere in una canonica cattolica, con un prete per un padre. [4] Lockwood è cresciuto a St. Louis, Missouri e Cincinnati, Ohio , [5] frequentando scuole parrocchiali lì, ma non è mai andato al college. [6] Durante l’adolescenza di Lockwood, ha sperimentato la depressione. [7] Anche da adolescente, Lockwood fece un voto di astinenza. [ chiarimento necessario ] [2]
carriera

“Si è sposata a 21 anni, non ha quasi mai avuto un lavoro e, a quanto dice, sembra aver trascorso la sua vita adulta in un atteggiamento proustiano, scrivendo per ore ogni giorno dal suo” letto da scrivania “,” secondo un profilo in The New York Times Magazine . [8] Durante quel periodo, dal 2004 al 2011, le poesie di Lockwood iniziarono ad apparire ampiamente su riviste tra cui The New Yorker , Poetry e London Review of Books .

Twitter

Nel 2011, Lockwood si è unito a Twitter e ha attirato l’attenzione sulla sua commedia e poetica , inclusa l’ironica forma “sext” da cui ha avuto origine, [9] la sua associazione con il movimento Weird Twitter , [10] e il suo seguito devoto. L’Atlantico nominò Lockwood nella sua lista di “I migliori tweet di tutti i tempi”, dove fu l’unica autrice inclusa due volte. [11] In risposta al popolare tweet di Lockwood “. @ Parisreview Così parigi va bene o no”, la Paris Review ha pubblicato due volte recensioni di Parigi. [12] [13]
Balloon Pop Outlaw Black

Nel 2012, la piccola stampa Octopus Books ha pubblicato la prima raccolta di poesie di Lockwood, Balloon Pop Outlaw Black . Il Chicago Tribune ha elogiato il lavoro per la sua “intelligenza selvaggia”. [14] La collezione è stata inclusa nelle liste di fine anno da The New Yorker [15] e Pitchfork [16] ed è diventata uno dei titoli di poesia indie più venduti di tutti i tempi. [8] La copertina presenta opere d’arte originali della fumettista Lisa Hanawalt . [17]
“Rape Joke”

Nel luglio 2013, il sito web di interesse generale The Awl ha pubblicato la poesia in prosa di Lockwood “Rape Joke” [18], che divenne rapidamente una sensazione virale. La poesia sviluppa un’esperienza personale che Lockwood ha avuto all’età di 19 anni in un commento più ampio sulla cultura dello stupro. [2] The Guardian ha scritto che il poema “ha risvegliato casualmente l’interesse di una generazione per la poesia”. [19] La Poetry Foundation ha dichiarato il poema “famoso in tutto il mondo”. [20] La poesia è stata selezionata per l’edizione 2014 della serie The Best American Poetry e ha vinto un premio Pushcart . [21]
Patria Patria Patria

Nel 2014, Penguin Books ha pubblicato la seconda raccolta di poesie di Lockwood, Motherland Fatherland Homelandsexuals . La copertina del libro presenta opere d’arte più originali di Hanawalt. Il critico del New York Times Dwight Garner ha elogiato il libro per i suoi “dettagli indelebili e onirici”. [22] Stephanie Burt , scrivendo per il New York Times Book Review , lo ha lodato come “subito più arrabbiato e più divertente, più in sintonia con il nostro tempo e più bizzarro, di quanto la maggior parte della poesia possa mai ottenere”. [23] The Stranger soprannominato Motherland Fatherland Homelandsexuals “il primo vero libro di poesie ad essere pubblicato nel 21 ° secolo”. [24] Rolling Stone includeva Lockwood e il libro nella sua Hot List del 2014 e il New York Times lo ha nominato un libro degno di nota. [25]
Priestdaddy
Articolo principale: Priestdaddy

Riverhead Books ha pubblicato il libro di memorie Priestdaddy di Lockwood nel maggio 2017. [26] Il libro, chiamato “elettrico” dal New York Times e “notevole” dal Washington Post , racconta il suo ritorno da adulto a vivere nella canonica di suo padre e affronta questioni di famiglia, convinzione, appartenenza e personalità. [27] Nel luglio 2017, Imagine Entertainment ha annunciato di aver scelto Priestdaddy per lo sviluppo come serie TV limitata. [28] Il libro di memorie è stato nominato uno dei 10 migliori libri del 2017 dal New York Times , uno dei migliori libri dell’anno da The Washington Post , The Boston Globe , The Chicago Tribune , The Sunday Times , The Guardian , The New Yorker , The Atlantic , New York , Elle , NPR , Amazon , [29] Publishers Weekly , tra gli altri, è stato finalista del Premio Kirkus e ha ricevuto il Thurber Prize 2018 per American Humor . [30] Nel 2019, il Times ha incluso il libro nella sua lista “I 50 migliori ricordi degli ultimi 50 anni”. [31]
Bibliografia
saggistica

Priestdaddy (Riverhead Books, 2017)

poesia
collezioni

Balloon Pop Outlaw Black (Octopus Books, 2012)
Patria Patria Patria (libri sui pinguini, 2014)
Penguin Modern Poets 2, Explosions controllati: Michael Robbins, Patricia Lockwood, Timothy Thornton (Penguin Books, 2017)

Elenco delle poesie
Titolo Anno Pubblicato per la prima volta Ristampato / raccolta
Cos’è lo zoo per cosa 2013 Lockwood, Patricia (28 ottobre 2013). “Cos’è lo zoo per cosa” . Il newyorkese . 89 (34): 56–57.
L’ode su un’urna greca 2017 Lockwood, Patricia (1 settembre 2017). “L’ode su un’urna greca” . POESIA .
La spesa pubblica 2013 Lockwood, Patricia (1 dicembre 2013). “Spesa del governo” . POESIA .
Poesia d’amore come la scrivevamo noi 2011 Lockwood, Patricia (28 novembre 2011). “Poesia d’amore come la scrivevamo” . Il newyorkese .
Stupro Joke 2013 Lockwood, Patricia (25 luglio 2013). “Rape Joke” . The Awl .
Come scriviamo ora 2018 Lockwood, Patricia (10 aprile 2018). “Come scriviamo ora” . Tin House .
L’Hypno-Domme parla e parla e parla 2013 Lockwood, Patricia (1 dicembre 2013). “L’Hypno-Domme parla e parla e parla” . POESIA .
Jewel Thief Movie 2017 Lockwood, Patricia (1 settembre 2017). “Jewel Thief Movie” . POESIA .
L’arco 2012 Patricia Lockwood è una poetessa e saggista americana . Oltre al suo libro di memorie Priestdaddy , che è stato nominato uno dei 10 migliori libri del 2017 dal New York Times , ha pubblicato due raccolte di poesie ed è noto per la sua poesia transgenerale, tra cui la sua serie di “sexts” di Twitter e il poema in prosa “Rape Joke”.
Patricia Lockwood
Una donna caucasica con i capelli corti che parlava a un podio
Patricia Lockwood nel 2014
Nato
Fort Wayne, Indiana, Stati Uniti
Occupazione
Poeta
linguaggio
Inglese
Nazionalità
americano
Opere notevoli
Priestdaddy , Patria della Patria della Patria , “Scherzo di stupro”
Sito web
www.twitter.com/TriciaLockwood

Contenuto
Primi anni di vita

Lockwood è nato a Fort Wayne, nell’Indiana . [1] Ha quattro fratelli. [2] Suo padre Greg Lockwood trovò la religione mentre prestava servizio come marinaio su un sottomarino nucleare durante la guerra fredda . La sua conversione lo condusse prima alla chiesa luterana , poi al suo ministero e infine al cattolicesimo romano. [3] Nel 1984, chiese all’ordinazione di prete cattolico sposato di allora l’ arcivescovo di St. Louis John May in base a una speciale disposizione pastorale emessa da papa Giovanni Paolo II nel 1980. Lockwood ebbe quindi l’esperienza unica di crescere in una canonica cattolica, con un prete per un padre. [4] Lockwood è cresciuto a St. Louis, Missouri e Cincinnati, Ohio , [5] frequentando scuole parrocchiali lì, ma non è mai andato al college. [6] Durante l’adolescenza di Lockwood, ha sperimentato la depressione. [7] Anche da adolescente, Lockwood fece un voto di astinenza. [ chiarimento necessario ] [2]
carriera

“Si è sposata a 21 anni, non ha quasi mai avuto un lavoro e, a quanto dice, sembra aver trascorso la sua vita adulta in un atteggiamento proustiano, scrivendo per ore ogni giorno dal suo” letto da scrivania “,” secondo un profilo in The New York Times Magazine . [8] Durante quel periodo, dal 2004 al 2011, le poesie di Lockwood iniziarono ad apparire ampiamente su riviste tra cui The New Yorker , Poetry e London Review of Books .
Twitter

Nel 2011, Lockwood si è unito a Twitter e ha attirato l’attenzione sulla sua commedia e poetica , inclusa l’ironica forma “sext” da cui ha avuto origine, [9] la sua associazione con il movimento Weird Twitter , [10] e il suo seguito devoto. L’Atlantico nominò Lockwood nella sua lista di “I migliori tweet di tutti i tempi”, dove fu l’unica autrice inclusa due volte. [11] In risposta al popolare tweet di Lockwood “. @ Parisreview Così parigi va bene o no”, la Paris Review ha pubblicato due volte recensioni di Parigi. [12] [13]
Balloon Pop Outlaw Black

Nel 2012, la piccola stampa Octopus Books ha pubblicato la prima raccolta di poesie di Lockwood, Balloon Pop Outlaw Black . Il Chicago Tribune ha elogiato il lavoro per la sua “intelligenza selvaggia”. [14] La collezione è stata inclusa nelle liste di fine anno da The New Yorker [15] e Pitchfork [16] ed è diventata uno dei titoli di poesia indie più venduti di tutti i tempi. [8] La copertina presenta opere d’arte originali della fumettista Lisa Hanawalt . [17]
“Rape Joke”

Nel luglio 2013, il sito web di interesse generale The Awl ha pubblicato la poesia in prosa di Lockwood “Rape Joke” [18], che divenne rapidamente una sensazione virale. La poesia sviluppa un’esperienza personale che Lockwood ha avuto all’età di 19 anni in un commento più ampio sulla cultura dello stupro. [2] The Guardian ha scritto che il poema “ha risvegliato casualmente l’interesse di una generazione per la poesia”. [19] La Poetry Foundation ha dichiarato il poema “famoso in tutto il mondo”. [20] La poesia è stata selezionata per l’edizione 2014 della serie The Best American Poetry e ha vinto un premio Pushcart . [21]
Patria Patria Patria

Nel 2014, Penguin Books ha pubblicato la seconda raccolta di poesie di Lockwood, Motherland Fatherland Homelandsexuals . La copertina del libro presenta opere d’arte più originali di Hanawalt. Il critico del New York Times Dwight Garner ha elogiato il libro per i suoi “dettagli indelebili e onirici”. [22] Stephanie Burt , scrivendo per il New York Times Book Review , lo ha lodato come “subito più arrabbiato e più divertente, più in sintonia con il nostro tempo e più bizzarro, di quanto la maggior parte della poesia possa mai ottenere”. [23] The Stranger soprannominato Motherland Fatherland Homelandsexuals “il primo vero libro di poesie ad essere pubblicato nel 21 ° secolo”. [24] Rolling Stone includeva Lockwood e il libro nella sua Hot List del 2014 e il New York Times lo ha nominato un libro degno di nota. [25]
Priestdaddy
Articolo principale: Priestdaddy

Riverhead Books ha pubblicato il libro di memorie Priestdaddy di Lockwood nel maggio 2017. [26] Il libro, chiamato “elettrico” dal New York Times e “notevole” dal Washington Post , racconta il suo ritorno da adulto a vivere nella canonica di suo padre e affronta questioni di famiglia, convinzione, appartenenza e personalità. [27] Nel luglio 2017, Imagine Entertainment ha annunciato di aver scelto Priestdaddy per lo sviluppo come serie TV limitata. [28] Il libro di memorie è stato nominato uno dei 10 migliori libri del 2017 dal New York Times , uno dei migliori libri dell’anno da The Washington Post , The Boston Globe , The Chicago Tribune , The Sunday Times , The Guardian , The New Yorker , The Atlantic , New York , Elle , NPR , Amazon , [29] Publishers Weekly , tra gli altri, è stato finalista del Premio Kirkus e ha ricevuto il Thurber Prize 2018 per American Humor . [30] Nel 2019, il Times ha incluso il libro nella sua lista “I 50 migliori ricordi degli ultimi 50 anni”. [31]
Bibliografia
saggistica

Priestdaddy (Riverhead Books, 2017)

poesia
collezioni

Balloon Pop Outlaw Black (Octopus Books, 2012)
Patria Patria Patria (libri sui pinguini, 2014)
Penguin Modern Poets 2, Explosions controllati: Michael Robbins, Patricia Lockwood, Timothy Thornton (Penguin Books, 2017)

Elenco delle poesie
Titolo Anno Pubblicato per la prima volta Ristampato / raccolta
Cos’è lo zoo per cosa 2013 Lockwood, Patricia (28 ottobre 2013). “Cos’è lo zoo per cosa” . Il newyorkese . 89 (34): 56–57.
L’ode su un’urna greca 2017 Lockwood, Patricia (1 settembre 2017). “L’ode su un’urna greca” . POESIA .
La spesa pubblica 2013 Lockwood, Patricia (1 dicembre 2013). “Spesa del governo” . POESIA .
Poesia d’amore come la scrivevamo noi 2011 Lockwood, Patricia (28 novembre 2011). “Poesia d’amore come la scrivevamo” . Il newyorkese .
Stupro Joke 2013 Lockwood, Patricia (25 luglio 2013). “Rape Joke” . The Awl .
Come scriviamo ora 2018 Lockwood, Patricia (10 aprile 2018). “Come scriviamo ora” . Tin House .
L’Hypno-Domme parla e parla e parla 2013 Lockwood, Patricia (1 dicembre 2013). “L’Hypno-Domme parla e parla e parla” . POESIA .
Jewel Thief Movie 2017 Lockwood, Patricia (1 settembre 2017). “Jewel Thief Movie” . POESIA .
L’arco 2012 Lockwood, Patricia (1 aprile 2012). “L’arco” . POESIA .
Il pizzico 2017 Lockwood, Patricia (16 marzo 2017). “Il pizzico” . The Awl .
Riferimenti, Patricia (1 aprile 2012). “L’arco” . POESIA .
Il pizzico 2017 Lockwood, Patricia (16 marzo 2017). “Il pizzico” . The Awl .

ANNA SANTOLIQUIDO

Anna Santoliquido (Forenza, 28 settembre 1948) è una poetessa e traduttrice italiana. Nata a Forenza (Potenza), vive da molti anni a Bari dove si è laureata in Lingue e Letterature Straniere. Docente di Inglese, ha collaborato nella stessa Università. Ha pubblicato numerosi saggi, articoli, racconti e poesie. Ha fondato e presiede il Movimento Internazionale “Donne e Poesia”, giunto al 33º anno di attività, organizzandone i Convegni. Traduttrice, fa parte delle redazioni di diverse riviste, tra cui “La Vallisa” e “Clic: Donne 2000” giornale delle donne italiane in Germania. Opera in associazioni culturali. È membro del Coordinamento della Sezione Nazionale Scrittori SLC-CGIL e Segretaria per “Puglia‑Basilicata”. E’ responsabile per la Puglia del PEN Club Italia. Dirige laboratori di poesia nelle scuole. Ha presieduto, fino alla ventesima edizione, il progetto artistico letterario Arcobaleno terminato l’anno 2009 presso la Scuola Media Statale “Luigi Lombardi” di Bari. Ha svolto stimolazione poetica con le detenute nel supercarcere di Trani.. Ha tradotto dallo spagnolo Diez poesie (La Vallisa, Bari, 1986) e dall’inglese vari poeti contemporanei. È presente in numerose riviste, antologie e saggi critici nazionali e internazionale tra cui Scrittrici Italiane dell’ultimo Novecento, di Neria De Giovanni, a cura di Giacomo F. Rech, Presidenza del Consiglio dei Ministri – Commissione Nazionale per la Parità e le Pari Opportunità tra Uomo e Donna (Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, Roma, 2003), Pet Sodobnih Italijanskih Pesnikov (Cinque Poeti Italiani Contemporanei, Lubiana, 2003), a cura di Jolka Milic e La Vallisa – I nostri primi vent’anni con la Serbia (Evro-Giunti, Belgrado, 2007), a cura di Dragan Mraovic, Les barisiens – Letteratura di una capitale di periferia 1850-2010 – Bari, 2010 di Daniele Maria Pegorari. Sue poesie sono state tradotte in inglese, spagnolo, serbocroato, cecoslovacco, greco, sloveno, rumeno, armeno, cinese, albanese, francese, ungherese, arabo, tedesco, russo, bulgaro. La bibliografia sulle sue opere è vastissima.

Opere

Poesia

I figli della terra (F.lli Laterza, Bari, 1981). Premio Città di Napoli.
Decodificazione (F.lli Laterza, Bari, 1986).
Ofiura (F.lli Laterza, Bari, 1987).
Trasfigurazione (F.lli Laterza, Bari, 1992).
Nei veli di settembre (La Vallisa, Bari, 1996).
Rea confessa (Campanotto Editore, Udine, 1996).
Il feudo, (Pulcinoelefante, Osnago, 1998).
Confessioni (di fine Millennio), (Uniongrafica Corcelli, Bari, 2000).
Bucarest (Campanotto, Udine, 2001).
Quattro passi per l’Europa – poesie scelte tradotte in Tedesco Inglese Greco (Edizioni Rega, Bari, 2011)
Plaquette Nei cristalli del tempo – poesie per Genzano (Genzano di Lucania, 2015)
Versi a Teocrito con traduzione in Greco Inglese Tedesco Russo (Progedit, Bari, 2015)

Traduzioni

Nella ex Jugoslavia Kamena kuca (La casa di pietra, Vladimir Mijuskovic, Niksic, 1988), poesie, traduzione di Dragan Mraovic.
Putovanje (Il viaggio, Gradina, Nis, 1994), poesie, traduzione di Dragan Mraovic
Bela jedrilica (La vela bianca, Krajinski Knjizevni Kru, Negotin, 1994) – racconti – traduzioni di Dragan Mraovic
Utazás (Il viaggio, Krovovi, Sremski Karlovci, 2004) poesie, traduzione in ungherese.
In Serbia Ed è per questo che erro (Smederevo, 2007, edizione bilingue), poesie, traduzione di Dragan Mraovic
Città fucilata (Parco delle Rimembranze, Kragujevac, 2010, edizione bilingue), poema, traduzione di Dragan Mraovic
In Slovenia Tra le righe (Sodobnost International, Lubiana, 2011, edizione bilingue), poesie, traduzioni di Jolka Milic.
In Romania Casa de piatră / La casa di pietra (Editura Tracus Arte, Bucarest 2014, edizione bilingue) poesie, traduzioni di Răzvan Voncu
In Nagorno Karabakh (Artsakh) I have gone too far (Stepanakert, 2016, edizione armeno-inglese), poesie, traduzione di Vardan Hakobyan e Lusine Tovmasyan.
In Albania Profetesha (Milosao, 2017, Saranda, 2017,) poesie, traduzione di Albana Alia.

Teatro

Il Battista, rappresentato a Mesagne a gennaio 1999 con la regia di Ettore Catalano.

Curatela

5 pesetas di stelle antologia della nuova poesia spagnola, con Daniele Giancane (La Vallisa, Bari, 1985), traduzioni di Emilio Coco
Donne e poesia 1985 (La Vallisa, Bari, 1986) Atti del I Convegno di Donne e Poesia tenuto a Bari il 3 marzo 1985
Le tigri e le mimose (La Vallisa, Bari 1987), Atti del II Convegno Nazionale di Donne e Poesia tenuto a Bari il 2 marzo 1986
Trasgressioni di marzo (La Vallisa, Bari 1988), Atti del III Convegno Nazionale di Donne e Poesia tenuto a Bari il 1º marzo 1987
Primule gialle (La Vallisa, Bari 1989), Atti del IV Convegno Nazionale di Donne e Poesia tenuto a Bari il 6 marzo 1988
Rondini e sirene (La Vallisa, Bari 1990), Atti del V Convegno Internazionale di Donne e Poesia tenuto a Bari il 5 marzo 1989
Stelle zingare (La Vallisa, Bari 1991), Atti del VI Convegno Internazionale di Donne e Poesia tenuto a Bari il 4 marzo 1990
Seni con le ali (La Vallisa, Bari 1992), Atti del VII Convegno Internazionale di Donne e Poesia tenuto a Bari il 17 e 18 marzo 1991
Il vivaio allo specchio (Giuseppe Laterza Editore, Bari, 1996), poesie
Zgodbe z juga – Antologija juznoitalijanske kratke proze (Storie del Sud – Antologia di brevi prose del sud italiano, Sodobnost International, Lubiana, 2005), traduzioni di Jana Okoren.

Ha coordinato il volume La prosa breve slovena – Antologia di autori contemporanei (Levante editori, Bari, 2006), con Roberto Dapit.

I diritti negati con Patrizia Sollecito (Edizioni Rega, Bari, 2011)

Riconoscimenti letterari

Premio Internazionale Europa – Sezione Poesia nell’aprile del 1994 dalla Provincia di Pisa
Premio “Donna 2002 – Anna Teresa Stella” assegnato dal Kantiere d’Arte Multimediale “Il Centauro” Bari.
L’”Anello d’oro” nel 2009 dalla “PKZ Beograda”(Associazione per la cultura e l’istruzione di Belgrado).
La “Carta di Morava” Serbia, 2010.
La cittadinanza onoraria a Mrcajevci, 2010
Membro onorario dell’Associazione Scrittori della Serbia nel 2010
Rappresentazione teatrale del poema “Città fucilata” il 21 ottobre 2010, a Kragujevac.
Riconoscimento alla carriera dall’Amministrazione Provinciale di Bari nel 2012.
Riconoscimento alla carriera dal Comune di Forenza (PZ) nel 2012.
Conferimento della Laurea Apollinaris Poetica dall’Università Pontificia Salesiana di Roma, nel 2017.
Membro onorario dell’Unione degli Scrittori Indipendenti della Bulgaria, nel 2017.

Partecipazione a Congressi e incontri letterari

In Italia

Roma, Milano, Firenze, Trieste, Torino, Ferrara, Venezia, Bologna, Napoli, Taranto, Lecce, Brindisi, Matera, Potenza, Olbia, Pisa, Oppido Lucano (PZ).

All’estero

Festival Internazionale di Poesia in Valacchia 9ª edizione, 2005;
Zagabria, Belgrado, Atene, Creta, Bucarest, Lubiana, Maribor, Capodistria, Francoforte.
Ha partecipato a cinque edizione degli Incontri Internazionali degli Scrittori a Belgrado, l’ultima nel 2010.
Smederevo, Pozaverac, Petrovac, Sremski Karlovci, Mrcajevci, Kragujevac.
Francoforte – 4º Festival della Poesia Europea – Maggio 2011
Struga – 51ª Edizione dello Struga Poetry Evenings in Macedonia – agosto 2012
Istanbul – The Second International Poetry Festival – March 2013
Yerevan – Ist International Poetry Festival in Armenia – aprile 2013
Reşiţa – Third Edition International Poetry Festival “The Gates Of Poetry” in Caraş-Severin, Romania – Maggio 2013.
Stepanakert – 2nd INTERNATIONAL POETRY FESTIVAL OCTOBER 2014 – REPUBLIC OF NAGORNO KARABAKH (ARTSAKH)
Belgrado – 52° International Meeting of Writers.
Magdeburgo – Progetto Interlese 2015.
Saranda (Albania) – X Edizione The Trireme of the Jonian Poetry 30 settembre 2 ottobre 2017.

L’UOMO E LA DONNA – VICTOR HUGO

L’UOMO E LA DONNA

L’uomo è la più elevata delle creature.
La donna è il più sublime degli ideali.
Dio fece per l’uomo un trono, per la donna un altare.
Il trono esalta, l’altare santifica.
L’uomo è il cervello. La donna il cuore.
Il cervello fabbrica luce, il cuore produce amore.
La luce feconda, l’amore resuscita.
L’uomo è forte per la ragione.
La donna è invincibile per le lacrime.
La ragione convince, le lacrime commuovono.
L’uomo è capace di tutti gli eroismi.
La donna di tutti i martìri.
L’eroismo nobilita, il martirio sublima.
L’uomo ha la supremazia.
La donna la preferenza.
La supremazia significa forza;
la preferenza rappresenta il diritto.
L’uomo è un genio. La donna un angelo.
Il genio è incommensurabile;
l’angelo indefinibile.
L’aspirazione dell’uomo è la gloria suprema.
L’aspirazione della donna è la virtù estrema.
La gloria rende tutto grande; la virtù rende tutto divino.
L’uomo è un codice. La donna un vangelo.
Il codice corregge, il vangelo perfeziona.
L’uomo pensa. La donna sogna.
Pensare è avere il cranio di una larva;
sognare è avere sulla fronte un’aureola.
L’uomo è un oceano. La donna un lago.
L’oceano ha la perla che adorna;
il lago la poesia che abbaglia.
L’uomo è l’aquila che vola.
La donna è l’usignolo che canta.
Volare è dominare lo spazio;
cantare è conquistare l’Anima.
L’uomo è un tempio. La donna il sacrario.
Dinanzi al tempio ci scopriamo;
davanti al sacrario ci inginocchiamo. Infine:
l’uomo si trova dove termina la terra,
la donna dove comincia il cielo.

DESOLACIÓN – GABRIELA MISTRAL

la bruma espesa, eterna, para que olvide dónde
me ha arrojado la mar en su ola de salmuera.
la tierra a la que vine no tiene primavera:
tiene su noche larga que cual madre me esconde.

el viento hace a mi casa su ronda de sollozos
y de alarido, y quiebra, como un cristal, mi grito.
y en la llanura blanca, de horizonte infinito,
miro morir intensos ocasos dolorosos.

¿a quién podrá llamar la que hasta aquí ha venido
si más lejos que ella sólo fueron los muertos?
¡tan sólo ellos contemplan un mar callado y yerto
crecer entre sus brazos y los brazos queridos!

los barcos cuyas velas blanquean en el puerto
vienen de tierras donde no están los que no son míos;
sus hombres de ojos claros no conocen mis ríos
y traen frutos pálidos, sin la luz de mis huertos.

y la interrogación que sube a mi garganta
al mirarlos pasar, me desciende, vencida:
hablan extrañas lenguas y no la conmovida
lengua que en tierras de oro mi pobre madre canta.

miro bajar la nieve como el polvo en la huesa;
miro crecer la niebla como el agonizante,
y por no enloquecer no encuentro los instantes,
porque la noche larga ahora tan solo empieza.

miro el llano extasiado y recojo su duelo,
que viene para ver los paisajes mortales.
la nieve es el semblante que asoma a mis cristales:
¡siempre será su albura bajando de los cielos!

siempre ella, silenciosa, como la gran mirada
de dios sobre mí; siempre su azahar sobre mi casa;
siempre, como el destino que ni mengua ni pasa,
descenderá a cubrirme, terrible y extasiada.

GABRIELA MISTRAL

Lucila de María del Perpetuo Socorro Godoy Alcayaga, passata alla storia con il nome d’arte di Gabriela Mistral, nasce il 7 aprile 1889 a Vicuna, Cile del nord. La sua vita si rivela piena di complicazioni fin dall’infanzia: il padre Jeronimo Godoy Alcayaga Villanueva abbandona lei, la madre Petronila e la sorella Emelina quando Lucila ha appena 3 anni. Si trova quindi fin da subito a dover combattere una condizione di estrema povertà ma ciò nonostante, le difficoltà che deve affrontare nel quotidiano sembrano non riuscire ad affievolire la sua predisposizione per lo studio, per la letteratura e per la scrittura. I suoi testi sono avanguardisti, Lucila si schiera per l’istruzione gratis e la parità dei diritti, posizioni moderne che qualche anno più tardi le costeranno il rifiuto della sua domanda d’ammissione alla Scuola Normale per insegnanti. I suoi articoli, pubblicati da un quotidiano locale El Coquimbo de la Serena vengono infatti giudicati troppo sovversivi.
Il primo riconoscimento per l’arte poetica

Ma Lucila non si arrende e non abbandona né la vocazione di scrittrice né quella per l’insegnamento. Grazie all’aiuto della sorella Emelina, già maestra, riesce ad ottenere un posto come docente in alcuni istituti minori. È in questi anni che conosce un impiegato delle ferrovie, Romeo Ureta Carvajal, con cui dà vita a una relazione tormentata e controversa. Il suicidio dell’amato sarà al centro di un’opera, Sonetos de la Muerte, che le varrà il primo premio in una competizione letteraria nazionale svoltasi a Santiago nel dicembre del 1904. Lucila ora è Gabriela Mistral, una poetessa destinata al successo. Lo testimonia anche il suo nome d’arte del resto, un omaggio a due figure letterarie molto amate, il Vate Gabriele D’Annunzio e Frederic Mistral, poeta, quest’ultimo, insignito del Premio Nobel per la Letteratura nel 1904.
Gabriela Mistral, la vita dopo Lucila

Gabriela continua a scrivere ma soprattutto a insegnare e riesce addirittura a diventare direttrice del Liceo de Santiago, il più moderno e prestigioso liceo femminile cileno, e lo fa senza un titolo accademico. Questa sua lacuna però a Santiago non è vista di buon occhio, soprattutto dalle classi sociali più alte, e Gabriela non ci pensa due volte quando il Ministro dell’educazione Vasconcelos la invita a trasferirsi in Messico per collaborare alla stesura di una riforma scolastica per il Paese. Gabriela rimane in Messico non solo per i due anni previsti ma per molti altri ancora e intanto viaggia nel mondo ricoprendo ruoli di rappresentanza per il Cile in vari paesi, dal 1932 fino alla sua morte. In Europa si sposta tra Napoli e Madrid, da Lisbona a Rapallo; nelle Americhe tocca Petrópolis, Los Angeles, Santa Barbara e New York.

Finalmente il Nobel

Il 10 dicembre 1945 l’arte poetica di Gabirela Mistral le vale il Premio Nobel per la Letteratura, la sua vittoria è accompagnata da queste parole di motivazione: “La sua opera lirica che, ispirata da potenti emozioni, ha reso il suo nome un simbolo delle aspirazioni idealiste di tutto il mondo latino americano”.
Gli ultimi anni (anticonformisti)

Anche negli ultimi anni della sua vita Gabirela Mistral ha fatto scalpore e si è dimostrata come sempre anticipatrice dei tempi futuri, in particolare a dare adito a critiche e pettegolezzi in questo caso fu la sua relazione con una donna, Doris Dana, non vista di buon occhio. È il 10 gennaio 1957 quando la poetessa si spegne all’età di 67 anni a Long Island, sconfitta da un cancro al pancreas. La sua eredità più grande sopravvive nelle sue meravigliose poesie. Femministe, appassionate, intrise di amore per i suoi affetti più cari, la sua terra, le figure chiave della sua vita. Ma anche segnate dal dolore, dagli ideali disillusi e a volte anche da una certa spiritualità. Eccone due di molte.

Gabriela Mistral, Le cose:

«Amo le cose che mai non ebbi, con le altre che non ho più: tocco un’acqua silenziosa, distesa su freddi prati, che senza vento rabbrividiva in un orto che era il mio orto. La guardo come la guardavo; mi viene uno strano pensiero e lenta gioco con quest’acqua come con pesce o mistero».

Gabriela Mistral, Ninna nanna:

«Il mare le sue mille onde culla divino; odo i mari innamorati mentre cullo il mio piccino. L’errabondo vento, a notte, culla le spighe; odo i venti innamorati mentre cullo il mio piccino. Iddio Padre i mille mondi culla senza un brusio. Sento il gesto suo nell’ombra mentre cullo il bimbo mio».

YO EN FONDO AL MAR – ALFONSINA STORNI

YO EN EL FONDO DEL MAR

En el fondo del mar
hay una casa
de cristal.

A una avenida
de madréporas
da.

Un gran pez de oro,
a las cinco,
me viene a saludar.

Me trae
un rojo ramo
de flores de coral.

Duermo en una cama
un poco más azul
que el mar.

Un pulpo
me hace guiños
a través del cristal.

En el bosque verde
que me circunda
-din don… din dan…-
se balancean y cantan
las sirenas
de nácar verdemar.

Y sobre mi cabeza
arden, en el crepúsculo,
la erizadas puntas del mar.

IO SUL FONDO DEL MARE

In fondo al mare
c’è una casa
di cristallo.

A una strada
di madreperle
conduce.

Un grande pesce d’oro,
alle cinque.
mi viene a salutare.

Mi porta
un ramo rosso
di fiori di corallo.

Dormo in un letto
un poco più azzurro
del mare.

Un polipo
mi fa l’occhietto
attraverso il cristallo.

Nel bosco verde
che mi circonda
– din don… din dan… –
dondolano e cantano
le sirene
di madreperla verdemare.

E sulla mia testa
ardono, al crepuscolo,
le ispide punte del mare.

Traduzione dallo spagnolo di Alessio Brandolini.

ALFONSINA STORNI

Nata il 29 maggio 1892 in Svizzera, nel Canton Ticino (Sala Capriasca), Alfonsina Storni emigra con la famiglia in Argentina (San Juan, poi Rosario) quando aveva solo quattro anni, ma è nella parte svizzera italofona che apprende, dai genitori Alfonso Storni e Paulina Martignoni, a parlare la lingua italiana.
Nel 1906 muore il padre e le difficoltà economiche, già molto difficili, si fanno tragiche. La giovane Alfonsina dall’età di dieci anni già lavora come sarta, operaia, lavapiatti e cameriera nel bar di famiglia (il “Caffè svizzero”, nella città di Rosario) e più avanti, nel 1907, come attrice, cosa che segnò un cambio di rotta nella sua vita, dandogli la possibilità di uscire dal disperato ambiente familiare, di girare il paese in lungo e in largo, di allargare i propri orizzonti e conoscere le opere del teatro classico e contemporaneo.
Nel 1909 riesce, nonostante tutto, a diplomarsi e nel 1910 comincia a insegnare, ma a vent’anni resta incinta e, coraggiosamente, decide di tenere il figlio e trasferirsi a Buenos Aires. Nell’aprile 1912 nasce il figlio Alejandro e non rivela il nome del padre. Per mantenersi da ragazza-madre lavora come cassiera in un negozio, da questo momento in poi affronterà la vita da sola, allevando il figlio e affrontando le tante difficoltà quotidiane, nonché i pregiudizi morali di una società ipocrita e bacchettona.

Alcune riviste importanti (tra le quali “Mundo argentino”) accolgono i suoi testi poetici e nel 1916 pubblica la sua prima raccolta, La inquietud del rosal (L’inquitudine del roseto) in cui gli aspetti sensuali della sua poesia si affiancano a una dura critica al sistema generale, a una sfida al maschilismo imperante ovunque, alla denuncia dell’impossibilità per una donna di vivere la propria libertà, la propria indipendenza.
È l’inizio di una intensa attività poetica, che è anche riscatto esistenziale e sociale. Stringe amicizia con intellettuali d’area socialista, come Manuel Ugarte e José Ingenieros, e recita le sue poesie nelle biblioteche di quartiere, in una Buenos Aires in continua e rapida espansione.
Due anni dopo esce la raccolta El dulce daño (Il dolce danno) e nel 1919 Irremediablemente (Irrimediabilmente) e, infine, nel 1920, Languidez (Languore), che ottiene riconoscimenti e premi importanti. Se nelle prime raccolte i toni romantici e modernisti (sotto la diretta influenza di Ruben Darío e Amado Nervo) sono predominanti, ora l’emotività della Storni è più controllata e il sogno si contrappone alla realtà di tutti i giorni, al suo grigiore e al vuoto, alla solitudine e alla sconfitta. L’amore, mai rinnegato (“yo nací para el amor”) è ora soprattutto sofferenza. Predomina un pessimismo di fondo, ma dai toni secchi e duri, l’amara consapevolezza dell’impossibilità di raggiungere una gioia intima e profonda, un amore perfetto. La novità non è soltanto, quindi, nello stile che abbandona gli eccessi dell’artificio letterario delle prime opere, ma soprattutto nel tono: più diretto e autobiografico, spietatamente sincero (v. “La Loba”, in cui parla della propria maternità “illecita”). Un’intimità più profonda e “domestica”, e a un tempo più umile e schietta, fa sì che questi amari versi si trasformino in un simbolo della donna moderna durante i primi decenni del secolo scorso, che al desiderio di tenerezza, amore ed erotismo, di una sessualità più libera e piena, intrecciava quello del rifiuto del vincolo di subalternità all’uomo.

Quattro raccolte in quattro anni e così, dopo enormi sacrifici, Alfonsina Storni, riesce a crearsi un proprio spazio letterario, a raggiungere una buona notorietà e il suo nome comincia a giare anche all’estero. Frequenta spesso Montevideo, cosa che farà fino alla morte, allacciando buone amicizie con scrittori uruguayani, come Juana de Ibarbourou e, soprattutto, con Horacio Quiroga, con il quale vivrà un’intensa relazione.
Dal 1923 insegna Lettura e declamazione alla Escuola Normal de Lenguas Vivas, inizia a occuparsi anche di teatro, scrive il dramma El amo del mundo (Il padrone del mondo), che verrà rappresentato nel 1927 ma senza successo, e alcuni racconti.
Ora può lavorare sulla poesia con maggiore riflessione, senza fretta, senza quell’urgenza che aveva caratterizzato i primi libri. Riceve la visita della cilena Gabriela Mistral, che poi in un articolo ne esalterà la bellezza e la semplicità e, insieme, la sua forza di donna indipendente e coraggiosa.
Collabora molto a riviste e periodici, anche sotto pseudonimo, insistendo sulla situazione della donna nella società contemporanea e sul suo diritto di voto (che in Argentina arriverà nel 1946), di libertà e di realizzazione personale anche al di fuori del matrimonio. Il suo è un giornalismo innovativo e battagliero, che prova con ironia, talvolta con umorismo, a scardinare i pregiudizi della società patriarcale e conservatrice degli anni ’20, e non solo in Argentina.
Viaggia in Europa, ma è a Buenos Aires che conosce García Lorca (che resta nella città dall’ottobre 1933 al febbraio 1934), al quale dedicherà la poesia “Ritratto di García Lorca”.

Nel 1925, poco più che trentenne, pubblica la sua quinta, rilevante raccolta: Ocre (Ocra), lavoro più maturo, complesso e stratificato dei precedenti, che segna anche il culmine della breve traiettoria poetica di Alfonsina Storni. Qui la sofferenza è meno personale, si slarga lo sguardo, le immagini spesso sono ironiche e taglienti. C’è sempre la rivolta, ma ora è soprattutto esistenziale e si è fatta più generale. Il bersaglio non è solo l’uomo, anche la donna deve liberarsi dei pregiudizi, dei luoghi comuni e vivere pienamente la propria intimità, così come il proprio corpo. La Storni anticipa tematiche poi sviluppate in America negli anni sessanta, è su posizioni, per l’epoca, “ultramoderniste” (è lei stesa a rendersene conto e a scriverlo), per questo molti critici l’accusano d’immoralità, di “denigrare l’uomo”. Anche la rivista letteraria “Martín Fierro”, diretta dal brillante e giovane Jorge Luis Borges, l’attacca, soprattutto per lo stile poetico diretto “da confessione”, poco metaforico.
Nel 1926 pubblica Poemas de amor, che in realtà sono delle prose poetiche, in cui fa il punto della propria esistenza, così profondamente cambiata nel giro di pochi anni, e riflette sulla poesia e i propri sentimenti. Testi semplici sì, ma diretti, asciutti e spesso contundenti.
Più tardi, nel 1934, darà alle stampe il libro di poesia (nove anni dopo Ocre) Mundo de siete pozos (Mondo di sette pozzi), sperimentale e, ad un tempo, carico di angosce. Qui si realizza un netto distacco dalle tematiche precedenti, un’apertura verso il nuovo, una vicinanza con la poesia spagnola della “Generazione del ’27”, che aveva conosciuto nei suoi viaggi in Europa nel 1930 e nel 1932: la libertà compositiva infonde alle immagini una maggiore visionarietà.

Nel 1935 gli diagnosticano un tumore, viene operata a maggio e le asportano un seno. Inizia le cure per bloccare il male, ma scivola nella depressione.
Nel 1937 si suicida lo scrittore uruguayano Horacio Quiroga e per lei è un durissimo colpo: scrive un poema dove la morte dell’amico è vista come la sua stessa morte.
Nel gennaio 1938 il Ministero dell’Istruzione dell’Uruguay organizza un grande incontro con quelle che vengono considerate le tre poetesse più importanti viventi nel continente americano: Juana de Ibarbourou, Alfonsina Storni e Gabriela Mistral. In passato non era mai accaduto che donne scrittrici godessero di una simile considerazione.
Nel 1938, un mese prima della morte, pubblica l’ultima raccolta poetica, Mascarilla y trébol (Maschera e trifoglio), dove mescola spinte avanguardiste a un recupero di forme metriche tradizionali: la realtà appare accerchiata da immagini oscure, spesso grottesche. Dà alle stampe anche una Antológia Poética, con testi scelti dall’autrice.
Nell’ottobre 1938, all’età di quarantasei anni, Alfonsina Storni, preso atto che la malattia non si arresta e non lascia speranze e che il dolore le impedisce di scrivere, si suicida affogando nel Mar del Plata, davanti la spiaggia La Perla. Nell’albergo dove alloggiava lascia una lettera all’amato figlio Alejandro e la sua ultima poesia, “Voy a dormir”:

(…) Grazie. Ah, un incarico
se lui chiama di nuovo per telefono
digli che non insista, sono andata.

Testo che ispirò la notissima canzone Alfonsina y el mar di Ariel Ramírez e Félix Luna, nel corso degli anni interpretata da numerosi artisti (come Mercedes Sosa):

Te ne vai Alfonsina con la tua solitudine
quali nuove poesie sei andata a cercare?
(…)
e se chiama non dirgli che ci sono
digli che Alfonsina non torna.

In molte poesie Alfonsina Storni aveva parlato della morte nel mare, visto come casa-tomba, fluido luogo di quiete infinta, da contrapporre alla pesantezza della terra: luogo di lotta quotidiana, e di pena.

MELANCONIA D’AUTUNNO

E così arrivi tu, melanconia d’autunno!
Come un pensiero profondo
sommerso dentro a un sorso
di vino rosso, in una giornata uggiosa.

Così incantevole
e inebriante,
come lo è il tuo saluto
di addio all’estate.

Che per l’anima che
è pronta ad accoglierti,
seducente e dolce
è il tuo nostalgico canto.

Soave come la pioggia
sul viso, che risveglia
i sentimenti
passati.

E su di essa gli occhi
si saziano con il bagliori
dei tuoi passionali colori danzanti, che sopra quei lunghi prati di foglie bagnate,
richiamano il sole, la terra e il sangue.

Autunno, che così ci inviti a riflettere
sulla vita, sull’amore, e
su quelle piccole cose, che ci riempiono il cuore di emozioni.

(Leybi Constanza Rosado Cabrera)

LA MIA SERA – GIOVANNI PASCOLI

Il giorno fu pieno di lampi;
ma ora verranno le stelle,
le tacite stelle. Nei campi
c’è un breve gre gre di ranelle.
Le tremule foglie dei pioppi
trascorre una gioia leggiera.
Nel giorno, che lampi! che scoppi!
Che pace, la sera!
Si devono aprire le stelle
nel cielo sì tenero e vivo.
Là, presso le allegre ranelle,
singhiozza monotono un rivo.
Di tutto quel cupo tumulto,
di tutta quell’aspra bufera,
non resta che un dolce singulto
nell’umida sera.
E’, quella infinita tempesta,
finita in un rivo canoro.
Dei fulmini fragili restano
cirri di porpora e d’oro.
O stanco dolore, riposa!
La nube nel giorno più nera
fu quella che vedo più rosa
nell’ultima sera.
Che voli di rondini intorno!
Che gridi nell’aria serena!
La fame del povero giorno
prolunga la garrula cena.
La parte, sì piccola, i nidi
nel giorno non l’ebbero intera.
Nè io… che voli, che gridi,
mia limpida sera!
Don… Don… E mi dicono, Dormi!
mi cantano, Dormi! sussurrano,
Dormi! bisbigliano, Dormi!
là, voci di tenebra azzurra…
Mi sembrano canti di culla,
che fanno ch’io torni com’era…
sentivo mia madre… poi nulla…
sul far della sera.

(tratta dai Canti di Castelvecchio di Giovanni Pascoli)

SIMPLEMENTE

Un día vas a encontrar a un hombre fiel, cariñoso, atento, que no le importe tu peso, si tienes estrías, celulitis o arrugas, que te dé las buenas noches, los buenos días, que te pregunte si ya comiste, si estás bien…y ese será quien realmente valdrá la pena.

PRENDI UN SORRISO – GANDHI

Prendi un sorriso,
regalalo a chi non l’ha mai avuto.
Prendi un raggio di sole,
fallo volare là dove regna la notte.
Scopri una sorgente,
fa bagnare chi vive nel fango.
Prendi una lacrima,
posala sul volto di chi non ha pianto.
Prendi il coraggio,
mettilo nell’animo di chi non sa lottare.
Scopri la vita,
raccontala a chi non sa capirla.
Prendi la speranza,
e vivi nella sua luce.
Prendi la bontà,
e donala a chi non sa donare.
Scopri l’amore,
e fallo conoscere al mondo.

EMILY DICKINSON

La poetessa statunitense Emily Dickinson nacque il 10 dicembre 1830 ad Amherst, una cittadina del Massachusetts, da una famiglia di estrazione borghese e di solidi principi puritani. Il clima familiare era molto rigido e soprattutto il padre assumeva atteggiamenti austeri e severi con i figli.

Il temperamento insofferente e individualista portò Emily Dickinson a distaccarsi dalla religione di famiglia e a compiere viaggi a Boston e a Filadelfia. In quest’ultima città conobbe il reverendo Charles Wadsworth, con il quale ebbe forse un amore impossibile e, certamente, intrattenne una lunga relazione epistolare.

Ritornata nella città natale iniziò un progressivo ritiro nella casa paterna, dove visse per i successivi trent’anni, quasi in clausura, non uscendo addirittura più dalla camera da letto e comunicando con gli amici e i familiari attraverso le pareti della camera, poi, attraverso affettuosi bigliettini che inviava loro. Paradossalmente, però, quei muri che la escludevano dal contatto fisico con il mondo esterno finirono per diventare vetri trasparenti dai quali guardare al mondo con occhio limpido e curioso, e fu in quella situazione di volontario isolamento che Emily Dickinson prese a rifugiarsi nella contemplazione della natura, nella meditazione sul senso della vita e, soprattutto a partire dal 1860, nella composizione di versi.

Scrisse 1775 poesie, delle quali solo sette furono pubblicate mentre era in vita e senza il suo consenso. Sarà la sorella, dopo la morte della scrittrice (15 maggio 1886), a trovare chiuse in un cassetto le sue liriche, scritte su piccoli fogli, cuciti a mano a formare un libriccino segreto. Le poesie, così come le numerose lettere, furono pubblicate postume.

L’amore, la natura, la morte, l’eternità sono i temi della sua poesia, che l’autrice sviluppa creando un rapporto di opposti: amore/morte; natura magica/natura distruttrice; quotidiano/eterno; egocentrismo/altruismo.
Le sue descrizioni sono precise, esatte nei particolari, e attraverso esse Emily Dickinson esprime non la semplice realtà oggettiva, ma la sua percezione e il proprio modo di essere. Il suo stile è fortemente innovativo rispetto alla tradizione poetica anglosassone del secondo Ottocento; nei suoi componimenti Emily Dickinson sovrappone ritmi diversi, riduce la punteggiatura, costruisce una sintassi volutamente complessa.

Se impedirò che sia spezzato un cuore – Emily Dickinson

Se impedirò che sia spezzato un cuore,
invano vita non avrò vissuto.
Se di una vita lenirò il dolore,
se ad una pena darò refrigerio,
o un pettirosso affranto aiuterò
ché al suo nido ritorni,
invano vita non avrò vissuto.

Anche una vita che sembra scorrere grigia può assumere grande valore se serve ad aiutare qualcuno, fosse solo un pettirosso. Se poi siamo capaci di amare, perdonare, godere del bene degli altri, allora sì che possiamo dire di aver capito il vero senso della vita.

TANTO GENTILE E TANTO ONESTA PARE – DANTE ALIGHIERI

Tanto gentile e tanto onesta pare
la donna mia quand’ella altrui saluta,
ch’ogne lingua deven tremando muta,
e li occhi no l’ardiscon di guardare.

Ella si va, sententosi laudare,
benignamente d’umiltà vestuta;
e par che sia una cosa venuta
da cielo in terra a miracol mostrare.

Mostrasi sì piacente a chi la mira,
che dà per li occhi una dolcezza al core,
che ‘ntender no la può chi no la prova:

e par che de la sua labbia si mova
un spirito soave pien d’amore,
che va dicendo a l’anima: Sospira.

(Dante Alighieri)

CHARLES BUKOWSKI

Andernach (Germania), 16/8/1920 – San Pedro (California), 1994 Poeta e scrittore statunitense di origine tedesca.
Vissuto in America dall’età di tre anni, pubblica il suo primo racconto quand’è ancora molto giovane, ma rimarrà a lungo nell’ombra, dopo quella prima prova, svolgendo nel frattempo mille lavori per sopravvivere, e conducendo una vita disordinata e drammatica.
I suoi racconti, così come d’altra parte anche romanzi e poesie, muovono quasi sempre da uno spunto autobiografico.
La vita di Bukowski è stata segnata dall’alcolismo, da una grande promiscuità sessuale (che nei suoi libri è descritta realisticamente e senza eufemismi) e da molte difficoltà relazionali con le donne e gli uomini con i quali ha a che fare.
La corrente letteraria a cui spesso viene associato è quella del cosiddetto realismo sporco, ma è forse corretto dire che Bukowski è un autore sui generis, e anzi decisamente refrattario a farsi inserire d’ufficio in una qualsiasi scuola o corrente.
Negli anni Settanta conosce finalmente un grande successo commerciale, specialmente in Europa, continente nel quale diverrà oggetto di un culto tenace e trasversale.
Viene spesso apprezzato – forse a torto – come l’esponente più autentico e originale di quella vena letteraria inaugurata da Henry Miller e proseguita dalla cultura beat, ma quel che è certo è che i suoi numerosi aficionados apprezzano nella sua scrittura la sincerità e l’insofferenza verso le soffocanti costruzioni della vita borghese.
Tra i suoi libri ricordiamo Taccuino di un vecchio sporcaccione (Notes of a dirty old man, 1969); Storie di ordinaria follia e Compagno di sbronze (tratte, entrambe, da Erections, ejaculations, exhibitions and general tales of ordinary madness, 1972); Donne (Women, 1978); Shakespeare non l’avrebbe mai fatto (Shakespeare never did this, 1979); Panino al prosciutto (Ham on rye, 1982); Musica per organi caldi (Hot water music, 1983), Pulp (1994).
All’epica e alla retorica dell’American way of life, Bukowski ha saputo opporre un vitale elogio del sesso, un penchant pericoloso ma mai dissimulato per l’alcool, e la capacità di raccontare con lingua diretta, franca e priva di orpelli la disumanizzazione indotta dalla vita nelle metropoli.

I FIGLI

I tuoi figli non sono figli tuoi.
Sono i figli e le figlie della vita stessa.
Tu li metti al mondo ma non li crei.
Sono vicini a te, ma non sono cosa tua.
Puoi dar loro tutto il tuo amore,
ma non le tue idee.
Perché loro hanno le proprie idee.
Tu puoi dare dimora al loro corpo,
non alla loro anima.
Perché la loro anima abita nella casa dell’avvenire,
dove a te non è dato di entrare,
neppure col sogno.
Puoi cercare di somigliare a loro
ma non volere che essi somiglino a te.
Perché la vita non ritorna indietro,
e non si ferma a ieri.
Tu sei l’arco che lancia i figli verso il domani.

(Khalil Gibran)

EDOARDO SANGUINETI

• Genova 9 dicembre 1930 – Genova 18 maggio 2010. Poeta. Traduttore. Critico. «L’odio di classe è come il segreto di Pulcinella: c’è ma non se ne parla. Allora io propongo la sua restaurazione. I potenti odiano i poveri e il proletariato deve rispondere all’odio della borghesia con lo stesso sentimento».
• «Cavaliere di Gran Croce e Corona d’Oro per la poesia in Macedonia, è anche Faraone Poetico dell’Istituto patafisico di Milano, nonché, così la biografia, Satrapo Trascendentale. Titoli che parodiano il filone ludico-ironico delle sue bizzarrie linguistiche: le poesie di Laborintus (1956), Triperuno (1964), Bisbidis (1987), o saggi come Ghirigori e Scribilli. Vena risalente all’antologia dei Novissimi, 1961. Da lì sbocciò il Gruppo 63: scrittori, poeti, studiosi d’estetica (c’era pure Umberto Eco), a caccia di nuove forme espressive. Sanguineti non era ancora accademico di Letteratura (in ruolo dal 1968 al 2000, nelle università di Torino, Salerno e Genova, la sua città). In un dibattito del 1965, con Calvino, Citati e Fortini (secondo il quale l’ideologia del Gruppo 63 coincideva con quella del consenso), Sanguineti spiegava: “La nuova letteratura non vuole più sentirsi dogliosa per poteri fittizi che ha smarrito e dei quali non sente alcuna nostalgia”. “Fui lungimirante quando proposi il titolo di Novissimi per la nostra antologia poetica (con Balestrini, Giuliani, Pagliarani e Porta). Da un lato, c’era l’idea di essere estremi, in tono vagamente apocalittico, come antipoesia rispetto al gusto dell’epoca; dall’altro, mi sembrava l’ultimo movimento possibile, rispetto a una certa condizione culturale. Pur con qualche goffaggine nei casi meno insigni, il gruppo produsse un risveglio cui non si sotrasse neanche Calvino, il quale cambiò pure lui modalità di scrittura. Fu una cosa contagiosa, i cui esiti mi sembrano ancora validi. Sostenevo che compito del critico è non di ‘missione’ ma di ‘dimissione’. Il problema non è stabilire ciò che è bello o ciò che è poesia, quanto di farsi storici: uscire fuori dalla categoria giudicante dei critici, verso un’interpretazione storica concreta. La ‘missione’, insomma, è di dare le dimissioni da critico ‘puro’”. S’è collaudato in responsabilità istituzionali: consigliere al Comune di Genova, nel 1976; deputato (1979-1983), indipendente nelle liste del Pci. “Per me era un impegno significativo, in circostanze di rischio per le istituzioni repubblicane, negli anni del terrorismo. Ma i miei compiti di militante li ho svolti molto più nel lavoro culturale che partecipando alle istituzioni politiche. Non si può fare tutto nella vita. O ci si dedica alla politica, o si cerca, da intellettuali, di sviluppare la propria azione sul terreno culturale”» (Pietro M. Trivelli).
• Nel 2007, candidato della «sinistra diffusa» (Pdci, Rc, Unione a Sinistra) alle primarie del centrosinistra per la scelta del sindaco di Genova, pronunciò la frase messa all’inizio di questa voce (prese il 14% dei voti). Imbarazzò non poco gli stessi alleati con un’altra opinione sui fatti di piazza Tienanmen: «Quelli erano dei ragazzi, poveretti, sedotti da mitologie occidentali, un poco come quelli che esultarono quando cadde il Muro. Insomma, erano dei ragazzi che volevano la Coca-Cola». Nel 2008 ha firmato l’appello per votare la Sinistra l’Arcobaleno.
• Nel 2007 una sua canzone affidata alla cantante-attrice Ottavia Fusco non fu ammessa al Festival di Sanremo. I primi versi recitavano: Vola colombo, vola nella gabbia: «In pratica ho creato una commistione fra la Carmen di Bizet e una serie di uccelli citati da Dante nell’ Inferno nel canto di Paolo e Francesca come lo stornello e l’usignolo. Naturalmente l’attacco strizzava l’occhio all’indimenticabile «Vola colomba». Insomma era una canzone d’amore in un allegro mix fra sacro e profano».
• Nell’agosto 2008 il suo saggio Smorfie (Feltrinelli 2007) vinse il premio intitolato a Giuseppe Tomasi Lampedusa, che Sanguineti andò regolarmente a ritirare dalle mani del regista Giuseppe Tornatore. Il critico letterario Franco Cordelli, sul Corriere della Sera, se ne indignò: «Negli anni Settanta si aveva, di Edoardo Sanguineti, questa idea: che fosse un buon poeta, diciamo un poeta medio. Aveva cominciato interpretando a modo suo la lezione dei Cantos di Pound, un modo che a tanti, a troppi, sembrava rivoluzionario di per sé e che era una variazione sul tema. Poi, col passare del tempo, ammorbidendo quel suo modo irto e iper-ellittico, Sanguineti era diventato un poeta intimista, perfino crepuscolare. Non aveva scritto quel bel saggio su Guido Gozzano? Ecco, il saggio su Gozzano; ma anche quello su Moravia, ritenuto a torto o ragione un suo bersaglio polemico, e i saggi danteschi: quanto bastava per fondare la convinzione che il saggista Sanguineti fosse un buon saggista, migliore del poeta. Personalmente, anch’io avevo questa idea. La cambiai vent’anni dopo, proprio leggendo il saggio che Sanguineti dedicò a Tomasi di Lampedusa e al suo Gattopardo. Quel saggio, lo dico senza filtri, senza infingimenti, era un orrore! Non riesco a capire come, ancora oggi, lo si possa considerare in modo serio (…) questo premio è intitolato, appunto, ad un nemico simbolico di Sanguineti, quali che siano i distinguo, ovvero gli apprezzamenti successivi. Pazzia della giuria o sua larghezza di vedute? O, per essere maliziosi, uno schiaffo morale? Infine. A questo comportamento alla moda, e benché la letteratura non sia la politica, a questo comportamento in stile Attali (vedi Alemanno-Amato) cosa segue se non un’imperturbabile accettazione del premio da parte di Sanguineti? In effetti, non si vede perché avrebbe dovuto declinare il dono. In nome di che? In nome di quale idea? In nome di quale ideale?». Pochi giorni dopo, Cesare Segre, sempre sul Corriere della Sera, difese sia Sanguineti che i giurati del Lampedusa.
• Il 18 maggio 2010 fu ricoverato d’urgenza in ospedale, a Genova: un aneurisma da giorni gli provocava lancinanti fitte all’addome. Il trasferimento in sala operatoria fu immediato, ma da lì non riemerse mai. La procura aprì un’inchiesta con l’accusa di omicidio colposo a carico di ignoti.
• Fu sposato con Luciana Garabello, quattro figli. La moglie dopo la morte di Sanguineti donò il suo patrimonio letterario, 24mila libri in tutto, alla Biblioteca Universitaria della città di Genova.

PREGHIERA INDIANA SULL’AMORE

Amami ma non fermare le mie ali se vorrò volare…
non chiudermi in una gabbia per paura di perdermi.
Amami con l’umile certezza del tuo Amore ed io non andrò più via…
e se sarò in un cielo lontano ritroverò la strada del tuo pensiero…
e se sarai con me ti insegnerò a volare…
e tu mi insegnerai a restare.
Amami con ogni parte di te perché io possa appartenere all’anima e non al corpo quando ti abbraccerò o bacerò le tue forme.
Amami senza nascondere quella tenerezza che ti fa bambina sulle mie pupille e non vergognarti mai se ti dirò “Ti amo”.
Amami qualunque sia l’aspetto che assumerà il nostro Amore o il luogo in cui ci scambieremo un altro sguardo.
Amami anche se ti sembrerà selvaggia la mia passione ed i miei modi a volte risulteranno bruschi o forti.
Amami per quello che sono ed io ti seguirò lungo i passi della dolcezza e proteggerò dal mondo la tua fragilità.
Amami e accompagnerò ogni tuo gesto senza bisogno di parole.
Amami un po’ di più di quanto non chiederò al tuo cuore perché lo stesso farò io camminandoti accanto.
Amami e non guardare il mio aspetto trasandato o le mie forme che non sanno di bellezza
non indugiare sul colore dei miei occhi o su ciò che mi fa grande o piccolo o debole o forte.
Amami per ciò che vedi ad occhi chiusi o per quello che senti quando resto in silenzio nelle tue mani stretto amami per questo e non per le cose che la gente dirà di me.
Amami perché lo vivi il nostro Amore e non farne un bisogno per non sentirti sola e nemmeno per convincerti che sarà per sempre.
Amami ogni giorno come se davvero fosse unico ma non l’ultimo…
solo così ogni volta conoscerai la mia bellezza.

LA SERENITA’ DELL’ESSERE

Quell’alba leggiadra
serena e leggera
come le note
nella melodia
della speranza
dove ogni mattina
si risveglia
un nuovo giorno
accesso col bagliore
della luce che hanno
le sublimi sfumature
dei colori dentro
ai sogni nell’anima

Un nuovo giorno
che dona sollievo
allo spirito
che pian piano
muore avvelenato
da bui pensieri
che offuscano
la serenità
dell’essere
che giace muto
nei sentieri
dell’oscurità
di questo mondo infame

(Leybi Constanza Rosado Cabrera)

Giornata della terra: Earth Day 22 aprile 2021

La Giornata Mondiale della Terra (Earth Day) è la più grande manifestazione ambientale dedicata al Pianeta e si celebra ogni anno da 51 anni. Nata nel 1970 per sensibilizzare il mondo all’importanza della conservazione delle risorse naturali della Terra, negli ultimi anni è riuscita a mobilitare oltre un miliardo di persone nei 193 Paesi dell’ONU coinvolti.

BOCCA

I delicati versi di Mario Benedetti.

Dove inizia la bocca?
Nel bacio?
Nell’ insulto?
Nel morso?
Nel grido?
Nello sbadiglio?
Nel sorriso?
Nel fischio?
Nella minaccia?
Nel gemito?
che sia ben chiaro
dove finisce la tua bocca
lì inizia la mia

Mario Benedetti